Malattie reumatologiche sotto controllo grazie a diagnosi precoci e terapie innovative

Medicina di precisione, Intelligenza Artificiale e terapie innovative stanno disegnando il futuro della reumatologia e sono i temi principali del Congresso Nazionale della Società Italiana di Reumatologia. Ma la prima vera rivoluzione non appartiene al futuro, ma al presente, ossia la diagnosi precoce, che oggi consente di riconoscere molte malattie reumatiche nelle loro primissime fasi.

«Abbiamo conoscenze e strumenti per riconoscere molte malattie reumatiche nelle loro primissime fasi. Il problema, semmai, è organizzativo: i pazienti devono arrivare prima dal reumatologo, perché intervenire tempestivamente può cambiare la storia della malattia» spiega Roberto Caporali, Presidente eletto della Società Italiana di Reumatologia, Professore di Reumatologia dell’Università degli Studi di Milano e direttore del Dipartimento di Reumatologia ASST Gaetano Pini-CTO di Milano. «Inoltre, grazie a esami del sangue, genetica, profili metabolici, immagini e algoritmi di intelligenza artificiale, diventa sempre più concreta la possibilità di predire l’andamento della malattia, lo sviluppo delle sue complicanze e la risposta ai diversi possibili trattamenti. Nella psoriasi, per esempio, alcuni indicatori permettono già di capire quali pazienti sono più a rischio di sviluppare l’artrite psoriasica mentre nell’artrite reumatoide l’analisi molecolare della biopsia sinoviale aiuta a distinguere chi risponderà meglio a una certa terapia».

Per quanto riguarda i trattamenti, l’innovazione più promettente sono le terapie cellulari, che possono determinare anche remissioni durature della malattia, senza terapia e con una qualità di vita nettamente migliore.

«Le CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T cells) sono terapie cellulari nate dalla ricerca sui tumori» commenta Andrea Doria, Presidente della Società Italiana di Reumatologia e Professore di Reumatologia dell’Università di Padova. «Le CAR-T sono linfociti del paziente riprogrammati in laboratorio per riconoscere e distruggere le cellule che producono gli autoanticorpi responsabili di infiammazione o altri danni a organi e tessuti. Già usate in oncologia, stanno mostrando risultati sorprendenti anche in alcune malattie autoimmuni come lupus e sclerodermia, con remissioni prolungate. Un altro filone emergente riguarda gli anticorpi bispecifici. Versione ‘smart’ delle terapie biologiche tradizionali, sono molecole capaci di legarsi a due bersagli contemporaneamente, aumentando l’efficacia degli anticorpi a singolo bersaglio».

Nel video:

  • ROBERTO CAPORALI, Presidente eletto Società Italiana di Reumatologia  – Professore di Reumatologia Università di Milano
  • ANDREA DORIA, Presidente Società Italiana di Reumatologia – Professore di Reumatologia Università di Padova
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