Oggi sono disponibili numerosi studi scientifici che confermano il ruolo della dieta come vero e proprio trattamento della malattia malattia di Crohn, e come la malnutrizione e le carenze alimentari possono avere ruolo nella riacutizzazione della malattia. «Purtroppo molto spesso non viene raccomandato uno specifico regime nutrizionale per cui è lo stesso paziente a doversi organizzare da solo. Il risultato è che soltanto il 10% dei pazienti con malattia di Crohn conosce la dieta di esclusione e solo una piccola percentuale la segue» avverte Ferdinando D’Amico, gastroenterologo dell’Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’Irccs ospedale San Raffaele di Milano, durante il congresso ECCO – European Crohn’s and Colitis Organisation, che si è svolto recentemente a Stoccolma, Svezia.
«I pazienti molto spesso non sanno cosa mangiare, fanno le diete più disparate e, a volte, diete di eliminazione non controllate che possono peggiorare lo stato di malnutrizione, quindi inficiare anche quello che è il decorso clinico. Si tratta di un aspetto che sta diventando sempre più cruciale nella gestione dei pazienti con Crohn, perché c’è evidenza che la dieta possa avere un ruolo nella gestione dell’attività di malattia».
Un aspetto che molto spesso è dovuto alla mancanza della figura del dietista all’interno dell’équipe. È necessario quindi sensibilizzare gli ospedali e le direzioni sanitarie sull’importanza e sul ruolo che la gestione della dieta ha in questi pazienti «È fondamentale che i pazienti con malattia di Crohn abbiano percorsi strutturati e che ci sia una persona di riferimento, uno specialista, un dietista, all’interno dell’équipe, che possa seguire anche questo aspetto che è importante come il monitoraggio e il trattamento farmacologico. E’ veramente cruciale stimolare questo aspetto, diffondere queste informazioni» conclude D’amico.
Intervista a FERDINANDO D’AMICO, Gastroenterologo Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva – Irccs ospedale San Raffaele – Milano