La demenza non è soltanto una malattia della vecchiaia. Un nuovo studio pubblicato online su The Lancet Healthy Longevity mette infatti al centro un punto decisivo: anche nelle forme a esordio precoce, cioè quelle che compaiono prima dei 65 anni, i fattori di rischio modificabili possono avere un ruolo importante.
Il messaggio dello studio è chiaro: la prevenzione della demenza non può essere pensata solo per gli over 65, ma iniziare negli anni precedenti. I risultati indicano infatti la necessità di orientare meglio la ricerca futura verso strategie preventive rivolte anche alle popolazioni più giovani.
«I nostri risultati mostrano che i fattori di rischio modificabili hanno un ruolo importante nello sviluppo della demenza a esordio precoce e indicano la necessità di orientare la ricerca futura verso una comprensione più precisa dei meccanismi di rischio e delle possibili strategie di prevenzione», scrivono gli autori dello studio, guidati da Katherine Giorgio.
Si tratta di un cambio di prospettiva rilevante. Per anni, infatti, il dibattito pubblico ha associato quasi automaticamente la demenza all’invecchiamento avanzato. Ma distinguere tra esordio precoce ed esordio tardivo non significa soltanto fissare una soglia anagrafica: significa anche interrogarsi su quando cominciano davvero i processi di rischio e su quali margini di intervento esistano prima che i sintomi diventino evidenti.
In uno studio pubblicato nel 2025 su PubMed, per esempio, uno status socioeconomico più alto e una maggiore attività fisica risultavano associati a un rischio più basso sia di demenza a esordio precoce sia di quella a esordio tardivo. Mentre un consumo elevato di alcol e un’alta glicemia a digiuno mostravano un’associazione più marcata con le forme a esordio tardivo. In altre parole, alcuni fattori sembrano pesare in entrambe le forme, mentre altri potrebbero agire con intensità diversa a seconda dell’età di comparsa.
Parlare di prevenzione della demenza significa parlare di stili di vita, salute metabolica, attività fisica e determinanti sociali molto prima dell’età anziana. Non è un caso che anche l’OMS, nelle sue linee guida sulla riduzione del rischio di declino cognitivo e demenza, indichi comportamenti e interventi sullo stile di vita come parte essenziale della strategia preventiva. Ma questa logica potrebbe dover partire ancora prima e coinvolgere con maggiore decisione adulti di mezza età e, in parte, popolazioni più giovani.