Donne e obesità, dalla menopausa alle nuove terapie

Negli ultimi anni l’obesità è stata finalmente riconosciuta come una malattia e la ricerca ha permesso di comprendere quanto questa patologia presenti importanti differenze di genere. Uomini e donne infatti presentano differenze sostanziali nella distribuzione del grasso, nel metabolismo, nella risposta ormonale e persino nell’incidenza della patologia. 

Le conseguenze dell’obesità sulla salute femminile non riguardano soltanto il peso o l’estetica. L’obesità incide sul benessere della donna in tutte le fasi della vita: dalla fertilità alla gravidanza, fino alla menopausa. È uno dei messaggi emersi al Congresso europeo sull’obesità, ECO 2026, dove nuovi dati hanno acceso l’attenzione su fertilità, rischio cardiometabolico, aumento di peso e novità farmacologiche. 

«Il peso nella donna è un determinante importante della capacità di ovulare, del funzionamento ovarico e quindi anche della fertilità. Sappiamo che esistono condizioni particolari, come l’eccesso di peso e l’ovaio policistico, ma anche un peso eccessivamente ridotto può influenzare l’ovulazione e, di conseguenza, il concepimento. In caso di obesità è fondamentale ridurre il peso prima della ricerca di una gravidanza. Un eccesso di peso comporta infatti un aumento dei rischi, in particolare per patologie come ipertensione e diabete gestazionale, ma anche per altre problematiche che possono compromettere l’esito della gravidanza. Il peso è quindi un determinante fondamentale per la fertilità dal concepimento fino al momento in cui la donna tiene il bambino in braccio», spiega Raffaela Di Pace, Medico chirurgo specialista in ginecologia ed ostetricia e sessuologa clinica presso Ospedale San Giuseppe, Milano.

Ma il tema non riguarda solo il concepimento e la gravidanza. Una fase particolarmente delicata è la menopausa, momento in cui i cambiamenti ormonali possono incidere sul metabolismo, sulla distribuzione del grasso corporeo e sul rischio cardiometabolico. «La menopausa è un momento fondamentale nella vita della donna, anche per quanto riguarda il controllo del peso. Le modificazioni ormonali si ripercuotono sul metabolismo. Il metabolismo basale tende a rallentare, soprattutto con la riduzione degli ormoni sessuali, già a partire dalla premenopausa. Un altro fenomeno importante è la diversa distribuzione del grasso corporeo: l’aumento della resistenza periferica all’insulina favorisce l’accumulo di grasso centrale e viscerale, due fattori rilevanti per l’aumento del rischio cardiovascolare. Dopo la menopausa, infatti, le malattie cardiovascolari diventano una delle principali cause di morte nella donna. Il grasso viscerale, inoltre, produce ormoni e fattori infiammatori che possono aumentare anche il rischio di tumori ormono-sensibili, come quelli della mammella e dell’utero. Per questo mantenere un peso adeguato in menopausa è fondamentale non per ragioni estetiche, ma per la salute e per la riduzione dei rischi», continua Di Pace

Il ruolo delle nuove terapie

Durante il Congresso ECO, è stata prestata particolare attenzione proprio alla correlazione tra menopausa e rischio cardiometabolico. Da questo punto di vista, arrivano anche novità positive dalla ricerca farmacologica. Secondo i risultati dello studio STEP UP, il trattamento con semaglutide comporterebbe una perdita di peso significativa nelle diverse fasi di vita della donna: dalla pre-menopausa, attraverso la transizione menopausale, fino alla post-menopausa. Nello specifico, le donne in pre-menopausa trattate con il dosaggio più elevato di semaglutide (7,2 mg una volta a settimana) hanno perso mediamente il 22,6% del proprio peso corporeo, con oltre 4 pazienti su 10 che hanno raggiunto una riduzione pari o superiore al 25% rispetto al placebo.

«Non è stato valutato solo il calo ponderale, ma anche la qualità del peso perso. È emerso che, a fronte di una perdita di peso di circa il 20%, l’84% era costituito da massa grassa, quindi tessuto adiposo, mentre solo circa il 15% da massa magra. Questo dato è importante perché indica una sicurezza non solo sulla quantità di peso perso, ma anche sulla qualità del dimagrimento. Le modifiche dello stile di vita e l’intervento nutrizionale restano una pietra miliare per tutti i pazienti che devono ottenere un calo ponderale. Tuttavia, in questi anni si è dimostrato che gli interventi sullo stile di vita da soli determinano mediamente una riduzione del peso corporeo di circa il 2,6-3% e che, una volta sospeso il percorso terapeutico, nella maggioranza dei casi può verificarsi una recidiva», commenta Fabrizio Muratori, Presidente SIO, Società Italiana Obesità, Sezione Regionale Lombarda.

Nel video:
  • RAFFAELA DI PACE, Medico chirurgo specialista in ginecologia ed ostetricia e sessuologa clinica presso Ospedale San Giuseppe, Milano
  • FABRIZIO MURATORI, Presidente SIO – Società Italiana Obesità – Sezione Regionale Lombarda
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