Una diagnosi precoce della malattia renale per proteggere anche il cuore 

Importanti novità dal congresso ESC, l’appuntamento annuale della Società Europea di Cardiologia. Per la prima volta sono state presentate linee guida ESC specificamente dedicate alla gestione congiunta delle malattie cardiovascolari e della malattia renale cronica. Tra le principali indicazioni emerge la necessità di valutare la funzione renale nei pazienti con malattie cardiache.

«Le nuove linee guida hanno caratterizzato diversi ambiti. Il primo è sicuramente l’importanza di un’alleanza tra cardiologi e nefrologi, per una valutazione multidisciplinare del paziente con insufficienza renale e a rischio di malattie cardiache, così da ottimizzare la gestione, la cura, il trattamento e la prevenzione degli eventi correlati al rene e al cuore. Un altro aspetto importante riguarda l’importanza di caratterizzare la protezione. grazie a stile di vita e abitudini alimentari adeguati, ma anche grazie ai farmaci», sostiene Giuseppe Patti, Direttore Dipartimento Toraco-Cardio-Vascolare AOU “Maggiore della Carità” – Novara.

«La malattia renale cronica è lo specchio della salute dei nostri tessuti. Il rene è uno dei primi organi a subire i danni dei fattori di rischio comuni con il cuore, come diabete e ipertensione arteriosa. Un soggetto iperteso su cinque ha un problema renale e non sa di averlo; un diabetico su tre ha un problema renale e non sa di averlo. Individuare i soggetti con un problema renale significa trattare in maniera molto più aggressiva sia i fattori di rischio cardiovascolare, ma anche utilizzare queste sostanze in grado di bloccare o rallentare l’evoluzione della patologia renale, come le gliflozine», spiega Massimo Grimaldi, Direttore SC Cardiologia Ospedale Miulli – Acquaviva delle Fonti (BA) e Presidente ANMCO – Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri.  

Proprio le gliflozine, inibitori di SGLT2, hanno avuto un ruolo centrale nel dibattito. Questa tipologia di farmaci, nata inizialmente per il trattamento del diabete di tipo 2, abbassa la glicemia favorendo l’eliminazione di glucosio con le urine. Nel tempo, però, è emersa anche la loro capacità di rallentare la progressione del danno renale e, contemporaneamente, di ridurre il rischio cardiovascolare.

«Questi farmaci, le gliflozine, sono ormai rivoluzionari, in senso positivo, in diversi ambiti delle malattie cardiovascolari. Sono farmaci di prima linea, per esempio, nel paziente diabetico e nel paziente con scompenso cardiaco. È importante utilizzarli e ormai è chiaro che è importante farlo precocemente anche nei pazienti con insufficienza renale. Perché? Perché proteggono il rene: somministrare questi farmaci rallenta il peggioramento dell’insufficienza renale e diminuisce in maniera significativa il rischio di arrivare, nel tempo, a un’insufficienza renale tale da richiedere la dialisi. L’altro dato eclatante è che questi farmaci riducono il rischio di eventi cardiovascolari. Quindi il paziente, grazie a queste terapie, non soltanto ha una protezione renale, ma anche una protezione cardiaca o, più in generale, una prevenzione cardiovascolare», afferma Patti.

Dal congresso emerge però soprattutto l’importanza di individuare precocemente i pazienti a rischio di malattia renale. Proprio per favorire una diagnosi tempestiva,, le nuove linee guida ESC indicano due parametri fondamentali: la creatinina nel sangue, che permette di stimare la capacità di filtrazione dei reni, e l’albumina nelle urine. L’albumina è una proteina normalmente presente nel sangue, ma quando il filtro renale è danneggiato può passare nelle urine e diventare così un importante segnale di sofferenza del rene.

«Il test dell’albuminuria è importante, così come è importante lo screening. Le nuove linee guida ci dicono che lo screening è fondamentale. Nel nuovo acronimo “STAMP on CKD”, la S iniziale sta proprio per screening. Perché è importante? Consideriamo il rene come se fosse un filtro: dobbiamo andare a vedere quelle sostanze che passano attraverso questo filtro ma che, in realtà, dovrebbero rimanere all’interno. Quindi, se i livelli di creatinina sono normali ma c’è già la presenza di albuminuria, significa che quel paziente è sicuramente più a rischio di patologia cardiovascolare e che è già iniziato un danno renale. Questo perché il danno renale, quando è lieve o moderato, è asintomatico e dobbiamo quindi riuscire a intercettarlo subito. Per questo è fondamentale valutare il rapporto tra albumina e creatinina nelle urine», spiega Federico Nardi, Direttore SC Cardiologia Ospedale Santo Spirito – Casale Monferrato (AL).

Nel video:
  • Federico Nardi, Direttore SC Cardiologia Ospedale Santo Spirito – Casale Monferrato (AL)
  • Giuseppe Patti, Direttore Dipartimento Toraco-Cardio-Vascolare AOU “Maggiore della Carità” – Novara.
  • Massimo Grimaldi, Direttore SC Cardiologia Ospedale Miulli – Acquaviva delle Fonti (BA) e Presidente ANMCO – Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri
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