Cuore e reni sono strettamente collegati: la salute dell’uno influenza quella dell’altro. Eppure, mentre pressione arteriosa e colesterolo sono ormai riconosciuti come indicatori fondamentali del rischio cardiovascolare, la funzionalità renale viene ancora troppo spesso trascurata.
Proprio il legame tra salute cardiovascolare e renale è stato tra i temi al centro del Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC), recentemente concluso a Monaco, con nuove indicazioni e con la campagna “Cardiovascular Health Check” promossa in occasione di ESC Congress 2026.
«Quando si parla di salute del cuore tutti conoscono infarto e ictus, ma pochi sanno che dietro molti eventi cardiovascolari può esserci anche una malattia renale cronica non diagnosticata. Si stima che una persona su dieci abbia una malattia renale cronica, ma la grande maggioranza non ne è consapevole, per cui si comprende bene come oltre alla valutazione di pressione arteriosa e colesterolo diventi essenziale procedere anche con la valutazione dei parametri renali», avverte Fabrizio Oliva, Direttore del Dipartimento di Cardiologia Clinica all’Ospedale Niguarda di Milano.
Il messaggio sotteso è estremamente forte: per anni diabete e malattia renale cronica sono stati considerati dal cardiologo principalmente come comorbilità, condizioni da registrare nella cartella clinica o da affidare prevalentemente ad altri specialisti. Oggi la Società Europea di Cardiologia afferma con chiarezza che diabete e malattia renale cronica non sono semplicemente malattie concomitanti, ma potenti amplificatori del rischio cardiovascolare, in grado di accelerare aterosclerosi, scompenso cardiaco, infarto e mortalità.
«In fondo, la ragione è semplice e profondamente clinica: al paziente con diabete o con malattia renale cronica diciamo che raramente morirà a causa di queste patologie. Nella maggior parte dei casi morirà per un infarto, per uno scompenso cardiaco, per un ictus o per altre complicanze cardiovascolari, ma il paradosso è che questi eventi sono strettamente collegati proprio al diabete e alla malattia renale cronica», commenta Michele Senni, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare all’Ospedale Papa XXIII di Bergamo e Professore di Cardiologia all’Università Bicocca di Milano.
La buona notizia è che negli ultimi anni sono diventati disponibili trattamenti capaci di proteggere contemporaneamente reni e cuore. «Una diagnosi precoce della malattia renale cronica è essenziale per l’impiego tempestivo di terapie in grado di rallentare la progressione della malattia e ridurre il rischio cardiovascolare, come le gliflozine, inibitori del SGLT2. Questi farmaci sono nati per trattare il diabete, ma aiutano il sistema cardiovascolare anche nei pazienti che non hanno questa condizione. Diminuiscono in modo netto le ospedalizzazioni per scompenso cardiaco (quando il cuore pompa con meno forza) e alleggeriscono il lavoro cardiaco perché aiutano i reni a eliminare il sodio e i liquidi in eccesso, riducendo la pressione sulle arterie. In più abbassano del 38% il rischio di peggioramento della malattia renale cronica», conferma Oliva.
Nel video:
- Fabrizio Oliva, Direttore Dipartimento Cardiologia Clinica Ospedale Niguarda di Milano
- Pasquale Perrone Filardi, Professore di Cardiologia Università Federico II di Napoli
- Michele Senni, Direttore Dipartimento Cardiovascolare Ospedale Papa XXIII di Bergamo e Professore di Cardiologia Università Bicocca di Milano