Giornata mondiale dell’Alzheimer, dalla prevenzione alle nuove terapie

Il 21 settembre in tutto il mondo si celebra la Giornata mondiale dell’Alzheimer per aumentare la consapevolezza sulla malattia, combattere lo stigma e richiamare l’attenzione sulla necessità di garantire diagnosi, assistenza e cure appropriate.

La Società Italiana di Neurologia (SIN) sottolinea  come la malattia di Alzheimer sia ancora la causa più frequente di demenza, caratterizzata da una progressiva compromissione  della memoria, del linguaggio, dell’orientamento e delle altre funzioni cognitive fino alla perdita dell’autonomia personale. Il suo impatto non riguarda soltanto il paziente ma coinvolge famiglie, caregiver, servizi sanitari e sistema sociale.

«L’Alzheimer non è una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento ma una malattia neurodegenerativa complessa che deve essere riconosciuta e affrontata il prima possibile» afferma Mario Zappia, presidente della Società italiana di neurologia, SIN. «Negli ultimi anni abbiamo assistito a un importante avanzamento scientifico. Disponiamo infatti di terapie in grado di intervenire sui meccanismi biologici della malattia e potenzialmente di rallentarne la progressione, aprendo una nuova stagione nella lotta all’Alzheimer. Non si tratta ancora di una cura definitiva ma di un cambio di paradigma che fino a pochi anni fa sembrava irraggiungibile.

L’arrivo di nuove terapie impone di ripensare l’intero percorso assistenziale della patologia, perché non basta disporre di nuovi farmaci. «Affinché queste opportunità possano tradursi in un beneficio concreto è fondamentale arrivare a una diagnosi precoce, dobbiamo riconoscere la malattia nelle sue fasi iniziali, quando i sintomi sono ancora lievi e quando gli interventi hanno maggiori probabilità di essere efficaci. Per questo è necessario rafforzare la rete dei Centri per i disturbi cognitivi e le demenze, promuovere l’accesso ai biomarcatori diagnostici e garantire percorsi assistenziali omogenei su tutto il territorio nazionale» prosegue Zappia.

C’è quindi una rivoluzione silenziosa che sta cambiando il modo di concepire la salute del cervello. Fino a pochi anni fa il neurologo interveniva soprattutto quando la malattia si era già manifestata. Oggi, grazie ai progressi della ricerca, è possibile rovesciare la storia della patologia. In questo scenario assume un valore strategico l’evoluzione della neurologia, sempre più orientata alla prevenzione, alla diagnosi precoce e alla medicina di precisione.

«Circa la metà dei casi di Alzheimer sono potenzialmente evitabili o ritardabili. Accanto alla diagnosi e alle nuove terapie resta centrale la prevenzione» sottolinea Zappia. «Sono 14 i fattori di rischio modificabili associati alla demenza: basso livello di istruzione, perdita dell’udito, ipertensione, colesterolo Ldl elevato, obesità, fumo, depressione, inattività fisica, diabete, consumo eccessivo di alcol, trauma cranico, inquinamento atmosferico, isolamento sociale e deficit visivo non trattato. La prevenzione deve accompagnare l’intera vita. Controllare pressione, diabete e colesterolo, non fumare, svolgere attività fisica regolare, proteggere udito e vista e mantenere relazioni sociali e stimoli cognitivi significa proteggere anche la salute del cervello. A tali comportamenti si dovrebbe associare una buona qualità del sonno, soprattutto notturno perché è durante questa attività che il cervello rimodula le proprie attività».

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