Cuore e reni: le nuove linee guida ESC per ridurre il rischio cardiovascolare

Presentate al Congresso ESC 2026 importanti novità nella prevenzione e nella gestione delle complicanze cardiovascolari e renali. I risultati di recenti studi clinici hanno dimostrato infatti che è possibile ridurre in modo sostanziale il rischio di complicanze a carico di cuore e reni, soprattutto attraverso una diagnosi precoce della malattia renale cronica e l’impiego tempestivo di terapie in grado di rallentarne la progressione e ridurre il rischio cardiovascolare.

Kevin Damman, professore associato presso l’University Medical Centre Groningen, nei Paesi Bassi, e William Herrington, professore dell’Università di Oxford, nel Regno Unito, in qualità di presidenti della Task Force incaricata, hanno presentato le prime linee guida ESC dedicate alle malattie cardiovascolari (CVD) e alla malattia renale cronica (CKD), elaborate in collaborazione con la European Renal Association.

«Affinché i risultati ottenuti negli studi clinici si traducano in una riduzione concreta del peso globale di queste patologie, è necessario l’impegno attivo di tutti i medici nell’identificare e trattare precocemente la malattia renale cronica», sostiene Damman

Per fornire le basi per un approccio clinico più coerente, la Task Force ha preso in considerazione la prevenzione, la diagnosi e il trattamento della malattia renale cronica in un’ampia gamma di malattie cardiovascolari, sottolineando i casi in cui la malattia renale cronica richieda modifiche alla pratica standard. «Le linee guida sono state redatte principalmente per la comunità cardiologica, ma sono rilevanti per tutti i membri dei team clinici che si prendono cura di pazienti con malattie cardiovascolari e renali croniche», osserva Herrington.

La Task Force ha ritrovato nell’acronimo STAMP (Screen, Triage, Address CKD Risk, Modify CVD management e Plan health services) un modo per riassumere i principali passaggi da seguire nella gestione dei pazienti con malattia renale cronica.

Il primo passo (Screen) consiste nello screening di tutti i pazienti con malattie cardiovascolari, inclusi quelli con ipertensione, coronaropatia, insufficienza cardiaca, arteriopatia periferica e ictus, mediante la misurazione sia dell’eGFR, cioè la velocità di filtrazione glomerulare stimata, utilizzata per misurare la funzionalità renale, sia dell’albuminuria.
Si raccomandano due misurazioni di eGFR e uACR nell’arco di almeno 3 mesi per stabilire la cronicità.  

La seconda fase, (Triage) consiste in una corretta valutazione del rischio cardiovascolare. Nei pazienti con malattia renale cronica è infatti importante utilizzare strumenti di valutazione del rischio che tengano conto anche dell’eGFR e/o dell’albuminuria, così da ottenere una stima più accurata della probabilità di eventi cardiovascolari.

Affrontare il rischio (Address CKD Risk), significa garantire l’uso precoce e appropriato di terapie modificanti il ​​rischio nei pazienti con malattie cardiovascolari e malattia renale cronica. Sono raccomandati un ACE-inibitore o un antagonista del recettore dell’angiotensina II (ARB), insieme a un inibitore SGLT2 per ridurre il rischio di progressione della malattia e di eventi cardiovascolari.

Nei pazienti che presentano contemporaneamente malattia renale cronica, diabete di tipo 2 e albuminuria, le linee guida raccomandano inoltre, nei pazienti appropriati, terapie come finerenone e semaglutide. 

Le linee guida sottolineano la necessità di adattare la gestione delle malattie cardiovascolari quando la funzione renale è ridotta (Modify CVD management). La presenza di un basso eGFR può, per esempio, richiedere un approccio personalizzato agli esami diagnostici coronarici e alle terapie antitrombotiche nei pazienti con sindromi coronariche croniche o acute.

Infine, la pianificazione dei servizi sanitari (Plan health services) garantisce che i servizi siano strutturati per identificare i pazienti ad alto rischio e accelerare l’accesso alle cure appropriate. «Una comunicazione interdisciplinare attiva ed efficiente è spesso necessaria per affrontare le complessità associate alla malattia renale cronica. Il coinvolgimento dei pazienti e dei caregiver nel processo di cura multidisciplinare contribuirà a garantire che le priorità dei pazienti siano soddisfatte e a promuovere un’assistenza centrata sul paziente», concludono Herrington e Damman

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