Salute delle ossa e attività fisica: dopo i 40 anni bastano 2-3 ore a settimana?

Fare attività fisica dopo i 40 anni non serve soltanto a mantenere in forma muscoli e sistema cardiovascolare. Può avere un ruolo importante anche nel rallentare la perdita di massa ossea che accompagna l’avanzare dell’età. Secondo un nuovo studio pubblicato su The BMJ, per ottenere un beneficio significativo non sarebbe necessariamente indispensabile ricorrere ad allenamenti particolarmente intensi o complessi: anche attività accessibili come la camminata veloce o la corsa leggera potrebbero offrire risultati rilevanti.

I ricercatori hanno analizzato 124 studi clinici randomizzati, per un totale di 18.429 partecipanti di almeno 40 anni, con l’obiettivo di capire non soltanto se l’esercizio sia utile per la salute delle ossa, ma anche quale tipo di attività funzioni meglio e quale possa essere la dose settimanale necessaria per ottenere effetti positivi.

La densità minerale ossea è uno dei principali indicatori utilizzati per valutare la resistenza dello scheletro, misurata nello studio a livello della colonna lombare, del collo del femore e dell’anca.

Tra i risultati più interessanti emerge proprio il ruolo della camminata veloce e della corsa. Queste attività sono risultate tra quelle associate ai maggiori miglioramenti della densità minerale ossea della colonna lombare e del collo del femore. Per l’anca, la camminata veloce o la corsa sono state l’unica modalità a mostrare un miglioramento statisticamente significativo.

Ma uno degli aspetti più innovativi della ricerca riguarda la quantità di esercizio necessaria. I ricercatori hanno infatti utilizzato un parametro comune per confrontare quantità e intensità di tipi di attività fisica molto diversi tra loro: i MET-minuti settimanali, che tengono conto sia della durata sia dell’intensità dell’attività fisica.

Dall’analisi emerge che un beneficio significativo potrebbe essere raggiunto intorno ai 600 MET-minuti alla settimana. Secondo gli autori, questa quantità corrisponde approssimativamente a due-tre ore settimanali di camminata veloce o corsa.

La soglia, tuttavia, cambia a seconda della parte dello scheletro presa in considerazione. Per la colonna lombare il beneficio clinicamente rilevante compariva già intorno ai 400 MET-minuti settimanali, mentre per il collo del femore e l’anca totale erano necessari circa 600-640 MET-minuti.

La risposta all’esercizio, inoltre, non sembra essere uguale per tutti. Le persone tra i 40 e i 60 anni hanno raggiunto più facilmente benefici rispetto agli over 60. Anche le persone con un indice di massa corporea nella norma hanno risposto meglio rispetto alle persone in sovrappeso o con obesità.

Su questi risultati, però, è necessaria particolare prudenza: i MET-minuti sono uno strumento utile per mettere a confronto diversi tipi di attività fisica, ma non riescono a descrivere completamente lo stimolo che ogni esercizio esercita sulle ossa. Due attività con lo stesso dispendio energetico, infatti, possono sollecitare lo scheletro in modo molto diverso. Sono importanti anche il tipo di impatto, la forza esercitata sullo scheletro, la rapidità del carico e la sede ossea coinvolta. Per questa ragione, gli stessi ricercatori invitano a considerare la soglia dei 600 MET-minuti come una stima utile e non come una prescrizione universale o un confine clinico preciso.

In ogni caso, con l’avanzare dell’età, spiegano gli autori, gli adulti possono perdere circa l’1-2% della densità minerale ossea ogni anno. Riuscire attraverso l’attività fisica a compensare anche solo una parte di questa perdita può quindi avere un significato clinico tutt’altro che trascurabile.

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