L’8 maggio si celebra la Giornata Mondiale del Tumore Ovarico, un’occasione in cui attivisti di tutto il mondo alzano la voce per sensibilizzare l’opinione pubblica, sostenere le persone colpite e promuovere azioni concrete nella lotta contro il cancro ovarico.
In Italia, il tumore ovarico registra oltre 5.400 nuovi casi ogni anno, con circa 15 nuove diagnosi quotidiane, rappresentando il 3% di tutti i tumori femminili. Quando viene diagnosticato e trattato nelle fasi iniziali, le probabilità di sopravvivenza a lungo termine sono molto più elevate; purtroppo, però, la maggior parte delle persone affette da cancro ovarico riceve la diagnosi solo quando la malattia è già in fase avanzata, quando il trattamento è più complesso e la prognosi a lungo termine è peggiore.
Ecco perché, in occasione della Giornata Mondiale del Tumore Ovarico, sensibilizzare l’opinione pubblica sui sintomi precoci del tumore ovarico, spesso trascurati, come l’urgenza o la frequenza della minzione, la difficoltà a mangiare o la sensazione di sazietà precoce, il gonfiore persistente e il dolore pelvico o addominale, è di importanza fondamentale.
Come ricordano le principali società scientifiche e associazioni di pazienti, a rendere ancora più urgente la sensibilizzazione è l’assenza, ad oggi, di un programma di screening affidabile per la popolazione generale. Come ricorda Robert Fruscio, direttore facente funzioni della Ginecologia della Fondazione IRCCS San Gerardo di Monza, in un approfondimento pubblicato da AIRC in occasione della Giornata mondiale: «non ci sono programmi di screening efficaci per la diagnosi precoce del tumore ovarico». A differenza di altri tumori, infatti, per il carcinoma ovarico non esiste un test di prevenzione precoce universalmente efficace.
Per questo la conoscenza dei sintomi, la rapidità nel chiedere un parere medico e l’accesso a centri specializzati possono fare la differenza. La diagnosi non si basa su un singolo segnale, ma su una valutazione complessiva che può includere visita ginecologica, ecografia transvaginale, esami del sangue e ulteriori accertamenti quando indicati. Il messaggio da diffondere è semplice: non bisogna ignorare ciò che persiste, cambia o non convince.