L’ascite, cioè l’accumulo di liquido nell’addome, si verifica spesso nelle pazienti con tumore ovarico in fase avanzata, causando gonfiore e dolore addominale. Viene per lo più considerata un sintomo della malattia, ma secondo un nuovo studio condotto dalla Duke University School of Medicine, potrebbe avere un ruolo più importante nella progressione del tumore, aiutando le cellule tumorali a sopravvivere e a diffondersi. Ma la buona notizia è che, secondo i ricercatori, un farmaco contro il colesterolo in uso da decenni potrebbe essere in grado di interrompere questa protezione, modificando il microambiente tumorale e rendendo il cancro più vulnerabile alle terapie.
L’ascite si verifica nel 90% delle pazienti con carcinoma ovarico in stadio avanzato.
I risultati dello studio indicano che questo liquido agisce anche come uno scudo, aiutando le cellule tumorali a eludere una specifica forma di morte cellulare chiamata ferroptosi.
I ricercatori hanno osservato la reazione di cellule tumorali immerse nel liquido ascitico agli stimoli che inducono la ferroptosi. Il liquido ha protetto le cellule tumorali, modificando il modo in cui immagazzinavano i grassi e controllavano i livelli di ferro, bloccando di fatto la morte cellulare. Per ottenere questa protezione sono bastate tracce minime.
«Ci ha sorpreso molto la selettività di questo effetto. L’ascite non ha protetto le cellule tumorali da altri tipi di morte cellulare, come l’apoptosi o la necrosi, ma ha bloccato solo la ferroptosi. Per capirne il motivo, abbiamo scomposto il liquido ascitico nelle sue componenti principali. Questo ci ha permesso di capire che i lipidi sono la ragione principale che permette a queste cellule tumorali di sopravvivere», spiega Yasaman Setayeshpour, prima autrice dello studio e dottoranda in genetica molecolare e microbiologia alla Duke School of Medicine.
Da qui l’idea di utilizzare il bezafibrato, un farmaco per il colesterolo usato per abbassare i trigliceridi, modificando il modo in cui l’organismo elabora i grassi.«L’idea alla base della sperimentazione di farmaci ipolipemizzanti era quella di simulare ciò che accade quando i lipidi vengono rimossi dall’ascite» conclude Setayeshpour.
I risultati dello studio indicano che il bezafibrato è in grado di ripristinare la sensibilità delle cellule tumorali alla ferroptosi, ma solo in presenza di ascite. Da solo, infatti, il farmaco non ha indotto la morte cellulare né ha rallentato la crescita tumorale. Secondo i ricercatori, colpire con farmaci già esistenti il microambiente ricco di grassi che circonda il tumore, potrebbe rendere le cellule tumorali più esposte ai trattamenti attualmente in uso.
«La scoperta potrebbe avere implicazioni che vanno oltre il cancro ovarico. Anche altri tumori, tra cui quelli del colon-retto e del pancreas, possono diffondersi nella cavità addominale. Questo studio dimostra quanto sia importante l’ambiente circostante un tumore. I fluidi biologici come l’ascite non si limitano a fornire alle cellule cancerose un luogo in cui muoversi, ma contribuiscono attivamente alla diffusione del cancro», commenta Jen-Tsan Chi, PhD, autrice senior dello studio, professoressa presso il Dipartimento di Genetica Molecolare e Microbiologia e co-responsabile del Programma di Biologia del Cancro al Duke Cancer Institute.