Si stima che in Italia circa 3,7 milioni di persone convivano con una diagnosi di tumore. Grazie ai progressi nel trattamento, le persone affette da tumore hanno un’aspettativa di vita più a lunga rispetto al passato. Questo significa che, per molti pazienti, il tumore può diventare una condizione cronica, che richiede una gestione a lungo termine.
I pazienti oncologici spesso si trovano ad affrontare sfide continue legate alla malattia e al suo trattamento, come affaticamento, malattie cardiovascolari, osteoporosi, dolore neuropatico, deterioramento cognitivo e disagio psicologico.
Storicamente, alle persone con diagnosi oncologica veniva consigliato di riposare, ma le prove attuali suggeriscono che l’esercizio fisico dovrebbe essere raccomandato a quasi tutti coloro a cui è stato diagnosticato un tumore. Nonostante i benefici, tuttavia, l’esercizio fisico rimane sottoutilizzato come intervento terapeutico. Secondo un sondaggio condotto su 242 pazienti nel Regno Unito, il 43% degli intervistati ha riferito di essere diventato meno attivo dopo la diagnosi.
I pazienti oncologici potrebbero non essere consapevoli della sicurezza e potenziali benefici dell’attività fisica, mentre gli operatori sanitari spesso non dispongono del tempo e delle risorse necessarie per fornire loro consigli personalizzati, sebbene diverse linee guida, sia italiane che internazionali, offrano raccomandazioni su esercizio fisico e tumore.
Le conseguenze positive dell’attività fisica nelle persone che convivono con una diagnosi oncologica includono il miglioramento della funzione fisica – capacità cardiorespiratoria, forza muscolare e composizione corporea -; la riduzione dell’affaticamento e il miglioramento del sonno; la riduzione dell’ansia e della depressione, con un possibile miglioramento dell’autostima; il possibile miglioramento dell’efficacia del trattamento; l’attenuazione delle comorbidità e degli effetti collaterali correlati al trattamento e una maggiore aderenza alla terapia.
La maggior parte degli enti sanitari raccomanda che tutti gli adulti, compresi quelli con una diagnosi oncologica, svolgano almeno 150 minuti di attività fisica moderata o 75 minuti di attività vigorosa ogni settimana, insieme a esercizi di forza ed equilibrio. Tuttavia, qualsiasi attività è meglio di nessuna.
Negli ultimi anni, la ricerca ha iniziato a dimostrare non solo che l’attività fisica migliora la qualità della vita dei pazienti oncologici, ma anche che può avere un impatto concreto sull’evoluzione della malattia. Un esempio particolarmente rilevante è rappresentato dal CHALLENGE Trial, pubblicato nel 2025. Il CHALLENGE Trial è il primo studio clinico randomizzato controllato su larga scala a dimostrare che l’esercizio fisico dopo un trattamento per il tumore al colon-retto può ridurre significativamente il rischio di recidiva e migliorare la sopravvivenza. In questo studio, 889 persone che avevano terminato la chemioterapia dopo un intervento chirurgico sono state assegnate a un programma di esercizio fisico personalizzato della durata di 3 anni, con il supporto di un personal trainer, oppure a un gruppo di controllo che riceveva materiale informativo generale su esercizio fisico e alimentazione.
Il programma di esercizi strutturato ha portato a un rischio inferiore del 28% di recidiva del cancro, nuovo tumore primario o morte rispetto alle cure abituali. Dopo 8 anni, il rischio relativo di morte per qualsiasi causa era inferiore del 37% nel gruppo assegnato al programma di esercizi.
L’esercizio fisico è un intervento sicuro, efficace e basato su prove scientifiche per le persone che convivono con una diagnosi oncologica e per coloro che hanno superato la malattia. Migliora la funzione fisica, allevia i sintomi comuni come affaticamento, ansia e depressione e può contribuire a ridurre le recidive e a migliorare la sopravvivenza. Con lo studio CHALLENGE, che ne ha confermato il potenziale effetto sull’evoluzione della malattia, appare sempre più chiara la necessità di integrare l’attività fisica nei percorsi di cura oncologici.