Tumore al polmone, sopravvivenza aumentata del 30 per cento grazie ai nuovi farmaci

I tumori al polmone non sono tutti uguali e ognuno di essi richiede una terapia specifica. In particolare i tumori che presentano la mutazione di un gene chiamato EGFR sono molto aggressivi, ma oggi grazie agli anticorpi monoclonali, tra i quali amivantamab, associabili ad altri farmaci, gli inibitori tirosin-chinasici, è possibile estendere significativamente la vita dei pazienti e senza progressione della malattia. 

«Gli anticorpi monoclonali sono tra le ultime innovazioni entrate nell’armamentario terapeutico per chi si occupa di oncologia toracica. Possono essere utilizzati da soli, quindi come monoterapia. Nel caso del paziente EGFR-mutato, l’opzione di cura è in associazione con un inibitore di EGFR. Amivantamab in questo specifico contesto aggiunge qualcosa di più, perché con l’associazione dell’anticorpo monoclonale insieme a un inibitore di EGFR, possiamo superare i meccanismi di resistenza e migliorare il tempo libero di malattia nell’ordine del 30% rispetto al trattamento solo con tirosinchinasico», commenta Silvia Novello, Professoressa di oncologia medica presso l’Università di Torino e Responsabile Oncologia AOU “San Luigi Gonzaga” di Orbassano . 

La rimborsabilità in Italia della combinazione a base di amivantamab e lazertinib si basa sui risultati dello studio di fase 3 MARIPOSA, secondo cui questa combinazione è il primo regime a dimostrare un beneficio superiore in termini di sopravvivenza globale rispetto all’attuale standard di cura. La combinazione di amivantamab e lazertinib rappresenta un approccio di medicina di precisione privo di chemioterapia, in grado di colpire i tumori con mutazioni di EGFR, bloccando la crescita tumorale su due fronti.

«Questa combinazione terapeutica a somministrazione sottocutanea ha già dimostrato miglioramenti significativi nella sopravvivenza libera da progressione. Inoltre, i dati più recenti relativi alla sopravvivenza globale suggeriscono che l’impiego combinato di amivantamab e lazertinib possa estendere significativamente la vita dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule e mutazioni comuni dell’EGFR rispetto all’attuale standard di cura. Poter offrire un trattamento chemio-free, somministrato per via sottocutanea, permette una maggior maneggevolezza nella somministrazione ma soprattutto consente un beneficio per il paziente stesso in termini di qualità di vita. L’approvazione di questo trattamento già dalla prima linea è un traguardo importante in quanto risponde al bisogno, ancora insoddisfatto, di offrire una nuova opzione terapeutica per questo tipo di tumore, permettendo inoltre di intervenire immediatamente con la terapia più efficace, colpendo il tumore quando è più vulnerabile e prima che la malattia progredisca ulteriormente», dichiara Antonio Passaro, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. 

Nel video:

  • SILVIA NOVELLO, Professoressa di oncologia medica presso l’Università di Torino e Responsabile Oncologia AOU “San Luigi Gonzaga” di Orbassano
  • BRUNO ARATRI, Presidente di IPOP – Insieme per i Pazienti di Oncologia Polmonare
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