Obesità e diabete, nuove strategie per proteggere il cuore

Obesità e diabete non sono soltanto malattie metaboliche: aumentano in modo significativo anche il rischio cardiovascolare. Cuore, reni e metabolismo sono infatti sempre più strettamente collegati nella gestione del paziente. Oggi il cardiologo non può limitarsi a controllare il cuore, ma deve confrontarsi con il nefrologo, il diabetologo e il medico di famiglia, con un approccio centrato sulla persona nel suo insieme. 

Temi al centro del Congresso Europeo di Cardiologia, ESC, dove esperti da tutto il mondo si sono confrontati sulle nuove strategie di prevenzione e cura.

«Obesità e diabete sono strettamente correlati al rischio cardiovascolare. Avere il diabete o essere obesi aumenta in modo significativo il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare. Molti di questi pazienti muoiono proprio per patologie cardiovascolari. È quindi fondamentale intervenire su entrambe le condizioni, perché anche l’obesità è una vera e propria patologia, per prevenire gli eventi cardiovascolari avversi», spiega Giuseppe Musumeci, Direttore della Struttura Complessa dii Cardiologia all’Ospedale Mauriziano di Torino.

Tra le novità presentate al congresso, nuovi dati accendono i riflettori su tirzepatide, farmaco di nuova generazione utilizzato nel trattamento del diabete e dell’obesità, che potrebbe avere un ruolo sempre più importante anche nella protezione cardiovascolare , con benefici anche sul controllo della glicemia e sulla riduzione del peso. 

Nei pazienti con obesità e scompenso cardiaco, il trattamento ha inoltre mostrato una riduzione del rischio di morte cardiovascolare o di peggioramento della malattia.

«Al congresso sono stati presentati i dati di due importanti trial, SURPASS-CVOT e SUMMIT. Il primo ha coinvolto pazienti con diabete e un precedente evento cardiovascolare, confrontando tirzepatide con dulaglutide. I risultati hanno mostrato la non inferiorità del nuovo farmaco e benefici su diversi parametri, tra cui pressione arteriosa, emoglobina glicata e peso corporeo, delineando nel complesso una maggiore protezione cardiovascolare del paziente diabetico. Lo studio SUMMIT ha invece coinvolto pazienti con obesità e scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata. In questi pazienti la tirzepatide ha ridotto il rischio di morte cardiovascolare o di peggioramento dello scompenso, confermandosi una nuova opzione terapeutica di particolare interesse per i pazienti ad alto rischio cardiovascolare», conclude Musumeci.

Nel video:

Giuseppe Musumeci, Direttore della Struttura Complessa dii Cardiologia all’Ospedale Mauriziano di Torino

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