Il vaccino personalizzato a mRNA contro il melanoma dà risultati positivi e l’Italia è stata protagonista della sperimentazione internazionale che li ha prodotti. Nello studio di fase III INTerpath-001, la combinazione del vaccino intismeran con pembrolizumab ha migliorato in modo statisticamente significativo sia il tempo libero da recidiva sia quello libero da metastasi a distanza rispetto alla sola immunoterapia. Un risultato al quale ha contribuito in maniera determinante l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, che con 82 pazienti randomizzati è stato il centro con il maggior numero di partecipanti arruolati al mondo nello studio.
Lo studio, nato dalla collaborazione internazionale tra Moderna e Merck e condotto su 1.137 pazienti, ha valutato l’aggiunta del vaccino personalizzato a mRNA intismeran al pembrolizumab rispetto al solo pembrolizumab. I risultati annunciati hanno dimostrato un miglioramento statisticamente significativo di entrambi gli obiettivi primari dello studio: il tempo libero da recidiva, e il tempo libero dallo sviluppo di metastasi a distanza.
Il trattamento è destinato a pazienti con melanoma completamente asportato chirurgicamente ma ad alto rischio di recidiva: pazienti con melanoma primitivo ad alto rischio, con metastasi nei linfonodi regionali o, in alcuni casi, con singole metastasi a distanza radicalmente asportate.
Il vaccino è costruito a partire dal materiale tumorale del singolo paziente. «È una vera terapia personalizzata perché il vaccino viene costruito sulla base delle caratteristiche del tumore del singolo paziente. L’obiettivo è consentire al sistema immunitario di riconoscere ed eliminare anche eventuali microfocolai metastatici responsabili della ripresa della malattia», spiega Michele Del Vecchio, Direttore dell’Unità Oncologia Medica Melanomi, Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
L’immunoterapia con pembrolizumab è già oggi in grado di ridurre significativamente il rischio di recidiva nei pazienti con melanoma ad alto rischio. L’aggiunta del vaccino ha dimostrato di aumentare ulteriormente questa capacità, riducendo in maniera statisticamente significativa sia il rischio di recidiva, sia quello di sviluppare metastasi a distanza. Particolarmente rilevante anche il profilo di sicurezza: l’aggiunta del vaccino non ha determinato un aumento apprezzabile della tossicità rispetto al solo pembrolizumab, un aspetto importante in un trattamento adiuvante, somministrato cioè a pazienti nei quali non è presente una malattia macroscopicamente evidente.
«Se questi risultati saranno confermati, questo approccio potrà diventare il nuovo standard di cura per il trattamento adiuvante dei pazienti con melanoma ad alto rischio. Per arrivare a questo obiettivo sarà fondamentale una collaborazione stretta tra varie figure professionali», conclude Del Vecchio.