Nicotina e malattie cardiovascolari: perché anche i prodotti senza combustione non sono privi di rischio

Secondo i dati di uno studio pubblicato sulla rivista Nature Reviews Cardiology, la nicotina svolgerebbe un ruolo primario nel deterioramento del sistema cardiovascolare: dal momento in cui si lega ai recettori presenti nelle pareti dei vasi sanguigni fino alla possibile rottura della placca aterosclerotica, evento che può portare a infarto e ictus.

L’uso di tabacco e la dipendenza da nicotina rimangono tra le principali cause prevenibili di morte prematura in tutto il mondo. Solo nel 2023, circa 5,81 milioni di decessi sono stati attribuiti all’uso di tabacco e 1,66 milioni all’esposizione al fumo passivo tra i non fumatori. Quasi il 40% di queste morti è riconducibile a malattie cardiovascolari.

Per la prima volta, la ricerca condotta dal professor Thomas Münzel, del Centro Medico Universitario di Magonza, Germania, integra dati preclinici e clinici, biomarcatori e meccanismi relativi a tutti i principali prodotti contenenti nicotina, con l’obiettivo di chiarire quanto del danno cardiovascolare sia legato alla combustione e quanto, invece, dipenda direttamente dalla nicotina stessa, indipendentemente dal modo in cui viene assunta.

«Volevamo risolvere una questione dibattuta da anni: il danno causato dalla nicotina è legato al fumo o la nicotina è tossica di per sé? Abbiamo dimostrato che la nicotina attiva i recettori delle cellule dei vasi sanguigni, disattivando l’enzima che mantiene i vasi rilassati e aperti. Questo provoca un’inondazione della parete vascolare con molecole dannose, innescando un ciclo autoalimentante di infiammazione e formazione di coaguli. Il meccanismo è attivo indipendentemente dalla modalità di somministrazione della nicotina», spiega Thomas Münzel, autore principale dello studio.

Lo studio ha evidenziato come la nicotina danneggi la parete dei vasi sanguigni attraverso due vie indipendenti. A livello dell’endotelio, sopprime la prostaciclina, un vasodilatatore naturale, e innesca il rilascio di endotelina, uno dei più potenti vasocostrittori prodotti dall’organismo. Parallelamente, la nicotina agisce direttamente sulle cellule muscolari lisce vascolari, che regolano il tono dei vasi, bloccando i canali del potassio ATP-sensibili e alterando la gestione del calcio. Un processo che favorisce la vasocostrizione anche quando l’endotelio è ancora intatto.

La ricerca delinea inoltre una gerarchia dei danni vascolari in base alle diverse categorie di prodotti. Il rischio più elevato si riscontra nei prodotti a combustione, come sigarette e narghilè, seguiti dai prodotti a tabacco riscaldato, dalle sigarette elettroniche e, infine, dai prodotti per uso orale contenenti nicotina o tabacco.
«Le sigarette elettroniche e i dispositivi a riscaldamento del tabacco sono stati inizialmente commercializzati come alternative a rischio ridotto rispetto alle sigarette tradizionali, ma i nostri dati dimostrano che questi prodotti si collocano su un continuum di rischio cardiovascolare, non al di fuori di esso. Eliminare la combustione riduce chiaramente i danni, ma non li elimina del tutto», afferma Münzel.

«Questa ricerca sottolinea perché l’ESC e l’UE chiedono un aggiornamento della regolamentazione del tabacco e della nicotina come parte integrante del Piano Cuori Sicuri (Safe Hearts Plan). Le prove dimostrano chiaramente che la nicotina non può essere considerata innocua. Dobbiamo prendere sul serio il modo in cui questi prodotti vengono regolamentati, commercializzati e comunicati al pubblico, soprattutto ai giovani», dichiara il Professor Thomas F. Lüscher, Presidente della Società Europea di Cardiologia.

Gli autori sottolineano inoltre come la nicotina venga spesso presentata come poco più di un blando stimolante, paragonabile alla caffeina. Il suo potenziale di dipendenza, tuttavia, viene descritto come paragonabile a quello di sostanze come cocaina ed eroina.
«La tossicità cardiovascolare della nicotina a livello molecolare, unita al suo ben documentato potenziale di dipendenza, giustifica la necessità di un quadro normativo coerente e incentrato sulla nicotina, piuttosto che l’attuale insieme frammentario di norme specifiche per i singoli prodotti», conclude Münzel.

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