Nuove evidenze sul ruolo dei batteri orali nel Parkinson

Da oggi esiste un motivo in più per prendere sul serio la pulizia dei denti. Una ricerca condotta in Corea del Sud ha dimostrato che i batteri della bocca possono penetrare nell’intestino e influenzare le cellule cerebrali, aumentando il rischio di sviluppare il morbo di Parkinson.

Il morbo di Parkinson è una condizione neurologica caratterizzata da tremori, rigidità muscolare e rallentamento dei movimenti. Colpisce circa l’1-2% delle persone in tutto il mondo di età superiore ai 65 anni, rendendolo uno dei disturbi cerebrali più legati all’invecchiamento. Ricerche precedenti suggerivano che le persone affette da Parkinson presentassero una flora batterica intestinale diversa rispetto agli individui sani, senza però chiarire quali microbi fossero coinvolti né il loro ruolo nella malattia.

Nel corso della ricerca è stato identificato un processo biologico che dimostra come le sostanze prodotte dai batteri orali nell’intestino possano contribuire all’insorgenza del morbo di Parkinson. I risultati sono stati pubblicati su Nature Communications.

Il batterio orale sotto osservazione nel Parkinson

I ricercatori hanno individuato nel microbioma intestinale delle persone con Parkinson livelli più elevati di Streptococcus mutans, un comune batterio orale noto per causare carie dentali. Questo microrganismo produce un enzima chiamato urocanato reduttasi (UrdA) insieme a un metabolita prodotto dal microbiota intestinale noto come imidazolo propionato (ImP). Entrambe le sostanze sono state rilevate in concentrazioni elevate nell’intestino e nel flusso sanguigno dei pazienti. I dati suggeriscono che l’ImP può viaggiare attraverso l’organismo, raggiungere il cervello e contribuire alla perdita di neuroni che producono dopamina.
Questo meccanismo rafforza l’ipotesi che alterazioni specifiche del microbiota possano avere un ruolo diretto nei processi neurodegenerativi alla base del morbo di Parkinson.

Il team di ricerca

Lo studio è stato condotto da un team guidato dal Professor Ara Koh e dal dottorando Hyunji Park del POSTECH’s Department of Life Sciences, in collaborazione con il Professor Yunjong Lee e il dottorando Jiwon Cheon della Facoltà di Medicina dell’Università di Sungkyunkwan, e con il Professor Han-Joon Kim della Facoltà di Medicina della Seoul National University. 

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