Malattie rare, disponibile una nuova terapia per i pazienti con LAL-D

Una nuova opportunità terapeutica per i pazienti affetti da deficit di lipasi acida lisosomiale, o LAL-D, una malattia metabolica genetica ultra-rara che può provocare gravi danni al fegato e ad altri organi. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha infatti approvato la rimborsabilità di sebelipase alfa, la prima terapia enzimatica sostitutiva disponibile in Italia per pazienti di tutte le età affetti da questa patologia.

La LAL-D è causata da un difetto genetico che determina una riduzione o l’assenza dell’attività di un enzima necessario a metabolizzare alcuni lipidi, provocando un accumulo di colesterolo e trigliceridi nel fegato e in altri tessuti. Spesso silenziosa durante l’infanzia, può essere riconosciuta tardivamente, quando il danno epatico è già avanzato. Le sue manifestazioni variano dalle forme più gravi, che possono portare alla morte nel primo anno di vita, a quelle a progressione più lenta, che possono provocare complicanze anche in età adulta.
La nuova terapia agisce direttamente sul meccanismo alla base della patologia, sostituendo l’enzima carente e contrastando l’accumulo di lipidi nell’organismo.

«Sebelipase alfa va a sostituire l’enzima mancante a causa del difetto genetico. Una volta infuso nella circolazione, raggiunge il fegato e svolge la funzione dell’enzima carente, cioè metabolizzare gli esteri del colesterolo e i trigliceridi, impedendo che si accumulino. Il farmaco normalizza le transaminasi, riduce il colesterolo e diminuisce in modo significativo la steatosi epatica nella maggior parte dei pazienti trattati», spiega Lorenzo D’Antiga, direttore del Dipartimento Materno Infantile e Pediatrico dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

L’approvazione europea si è basata sui dati di due studi clinici e su uno studio di estensione in aperto che hanno coinvolto pazienti affetti da LAL-D in età infantile, pediatrica e adulta. I risultati hanno mostrato un beneficio significativo in termini di sopravvivenza (67%, ovvero 6 su 9) nei pazienti con forma infantile di LAL-D oltre i 12 mesi, rispetto a 0 su 21 pazienti di una coorte storica non trattata.
Oltre ai benefici clinici, la disponibilità della terapia rappresenta un cambiamento importante anche per la qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie.

«Avere a disposizione una terapia innovativa ha un valore enorme per i pazienti. Cambia la prospettiva della malattia. Le persone si rendono conto che la loro vita sta migliorando e possono guardare al futuro con maggiore fiducia. È però un’innovazione che deve coinvolgere anche il sistema di cura, chiamato ad accompagnare il paziente e a organizzare un percorso assistenziale che prosegua dall’infanzia all’età adulta e poi all’anzianità», sostiene Manuela Vaccarotto, vicepresidente di AISMME – Associazione Italiana Sostegno Malattie Metaboliche Ereditarie.

Per poter beneficiare tempestivamente delle nuove possibilità terapeutiche, però, è fondamentale riconoscere la malattia il prima possibile. Una sfida complessa, perché soprattutto nei bambini la LAL-D può non provocare sintomi evidenti e i primi segnali possono essere confusi con quelli di condizioni molto più comuni.

«In età pediatrica la malattia è per lo più silente e per diagnosticarla bisogna prima di tutto sospettarla. Le sue caratteristiche principali sono la steatosi epatica, che può essere individuata attraverso un’ecografia, le transaminasi alterate e il colesterolo elevato. È importante controllare il colesterolo anche nei bambini, perché può essere un indicatore di malattie potenzialmente gravi. Queste alterazioni spesso non provocano sintomi evidenti durante l’infanzia, ma possono manifestarsi con conseguenze molto severe in età adulta», sottolinea D’Antiga.

La diagnosi può essere confermata attraverso un esame del sangue che misura l’attività dell’enzima carente. Il problema, dunque, non è soltanto la disponibilità del test, ma la capacità di riconoscere i segnali che devono portare a richiederlo.
Proprio per favorire il riconoscimento precoce della patologia, AISMME ha promosso la campagna “LAL-D: se non la conosci, non la riconosci”, rivolta a famiglie e professionisti sanitari.

«La campagna è nata proprio per aumentare la conoscenza e la consapevolezza dell’esistenza di questa malattia. Essendo una patologia ultra-rara, molti professionisti sanitari non hanno familiarità con i suoi sintomi. Informazione e formazione sono fondamentali affinché, a partire dai pediatri di base, i medici possano riconoscere i primi segnali. Una diagnosi precoce, o precocissima, permette al paziente di iniziare prima il trattamento e di accedere a una presa in carico adeguata alle caratteristiche della malattia», conclude Vaccarotto.

Nel video:

  • LORENZO D’ANTIGA, Direttore Dipartimento Materno Infantile e Pediatrico ASST Papa Giovanni XXIII Bergamo
  • MANUELA VACCAROTTO, Vice Presidente AISSME – Associazione Italiana Sostegno Malattie Metaboliche Ereditarie
  • LUCA BARDOSCIA, Direttore Medico Alexion, AstraZeneca Rare Disease
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