Scompenso cardiaco e malattia renale: diagnosi precoce e nuove terapie 

Reni e cuore sono strettamente collegati e sono sufficienti semplici esami e farmaci efficaci per tenere sotto controllo la loro salute. La salute dell’uno, infatti, influenza direttamente quella dell’altro. È il messaggio lanciato al congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC), che ha pubblicato le nuove linee guida  sullo scompenso cardiaco e sulla malattia renale cronica.

«Sono 840 milioni i pazienti con insufficienza renale nel mondo, 100 milioni soltanto in Europa. I pazienti con malattia renale hanno un aumento del rischio di patologie cardiovascolari: infarto, ictus, malattia aterosclerotica, scompenso cardiaco e aritmie come la fibrillazione atriale. Per questo la Società Europea di Cardiologia ha deciso di produrre delle specifiche linee guida per i pazienti con malattia renale e patologie cardiovascolari», spiega Leonardo De Luca, Direttore Struttura Complessa Cardiologia Policlinico San Matteo, Pavia.

«Ci sono delle novità molto importanti: nuove terapie, non solo nello specifico nell’ambito dell’insufficienza cardiaca, ma anche in alcune patologie, come l’insufficienza renale, che si associa molto frequentemente all’insufficienza cardiaca. C’è molta attenzione perché abbiamo a disposizione dei nuovi trattamenti farmacologici, quindi l’obiettivo è quello di prevenire lo sviluppo dell’insufficienza cardiaca, prestando attenzione alle condizioni che possono favorirla e trattandole precocemente», sottolinea Fabrizio Oliva, Direttore Dipartimento Cardiologia Clinica Ospedale Niguarda, Milano. 

Tra i trattamenti che negli ultimi anni hanno modificato la gestione di questi pazienti ci sono le gliflozine, o inibitori del SGLT2. Nate come farmaci per il trattamento del diabete, hanno successivamente dimostrato benefici che vanno oltre il controllo della glicemia, con effetti favorevoli sul rischio di scompenso cardiaco e sulla protezione della funzione renale.

«Le gliflozine sono un esempio: nate per il diabete hanno poi dimostrato di avere non solo un beneficio in termini cardiovascolari, riducendo il rischio di scompenso cardiaco e morte cardiovascolare, ma anche un beneficio nei pazienti con insufficienza renale. Ci sono dati specifici che mostrano un miglioramento della funzione renale nel tempo», afferma De Luca.

Ma per assicurare ai pazienti terapie efficaci è fondamentale arrivare alla diagnosi il prima possibile. Le linee guida richiamano quindi l’attenzione su due semplici esami: il dosaggio della creatinina nel sangue, utile per stimare la funzionalità renale, e la ricerca dell’albumina nelle urine, che può segnalare precocemente un danno renale.

«Fare una diagnosi precoce di insufficienza renale in un paziente che ha una malattia cardiovascolare o viceversa è fondamentale per iniziare molto precocemente questi trattamenti», spiega Oliva.

«Il test per l’albumina nelle urine deve diventare un test di routine, e questo lo suggeriscono le linee guida. I pazienti con malattia cardiovascolare devono fare un test per la valutazione e lo screening della malattia renale, che si fa sostanzialmente in due modi: con il test della creatinina nel sangue, per stimare come funziona il rene, e con un test delle urine, per calcolare il rapporto albumina-creatinina e vedere se il rene è danneggiato. Tutti i pazienti con malattie cardiovascolari devono fare questi test e tutti i pazienti con malattia renale devono fare delle valutazioni per verificare se sia presente anche una malattia cardiovascolare», conclude De Luca. 

Nel video:
  • FABRIZIO OLIVA, Direttore Dipartimento Cardiologia Clinica Ospedale Niguarda di Milano
  • LEONARDO DE LUCA, Direttore Struttura Complessa Cardiologia Policlinico San Matteo Pavia
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