La prevenzione dell’infarto inizia con la riduzione dei fattori modificabili, a partire dal colesterolo, e oggi sono disponibili terapie molto efficaci per abbassarne i livelli.
È l’indicazione che arriva dal congresso ANMCO–Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri, gli specialisti che si prendono cura delle persone con infarto nelle Unità di Terapia Intensiva Coronarica.
«Mantenere bassi i livelli di colesterolo significa fare un’assicurazione sulla propria vita. Nei soggetti a rischio, ridurre il colesterolo aiuta a limitare la progressione delle placche aterosclerotiche, diminuendo significativamente il rischio di un primo evento cardiovascolare. Per questo è fondamentale sensibilizzare il paziente e aiutarlo a comprendere quanto sia importante tenere sotto controllo i propri livelli di colesterolo», spiega Massimo Grimaldi, Presidente ANMCO e Direttore della Cardiologia dell’Ospedale Francesco Miulli di Acquaviva delle Fonti.
«La prevenzione ci permettere di gestire i pazienti prima che si ammalino, di seguirli una volta che la malattia si è manifestata e, successivamente, di accompagnarli nel tempo attraverso controlli periodici e follow-up. L’obiettivo è evitare che vadano incontro a un secondo evento cardiovascolare, è il processo che, fino a poco tempo fa, definivamo prevenzione secondaria», aggiunge Federico Nardi, Direttore della Cardiologia all’Ospedale “Santo Spirito” di Casale Monferrato (AL).
La prevenzione si ottiene anche con terapie innovative, come dimostra lo studio VESALIUS: l’utilizzo di farmaci efficaci, come evolocumab, riesce ad abbassare in modo significativo il colesterolo LDL, riducendo del 36 per cento il rischio di un primo infarto.
«Lo studio VESALIUS conferma quelli che erano i presupposti fisiopatologici già noti. Sappiamo molto bene che il colesterolo LDL è un fattore causale nello sviluppo della malattia cardiovascolare: ridurlo il più precocemente possibile e quanto a più a lungo possibile a livelli target ottimali, significa ridurre il rischio di eventi cardiovascolari. Lo studio VESALIUS ha indagato esattamente questo aspetto su 12 mila pazienti, dimostrando che la riduzione del colesterolo LDL ha garantito una notevole diminuzione degli eventi cardiovascolari, pari al 25%», continua Grimaldi.
«Anche in assenza di un primo evento cardiovascolare, trattare in modo aggressivo i livelli di colesterolo LDL con farmaci efficaci come evolocumab può essere fondamentale, soprattutto nei pazienti che presentano già una malattia aterosclerotica o condizioni ad alto rischio, come il diabete. In questi soggetti, considerati a rischio elevato o molto elevato, ridurre in maniera significativa il colesterolo LDL, il cosiddetto colesterolo ‘cattivo’, permette di prevenire o ridurre in modo importante il rischio di morte cardiovascolare, infarto o ictus cerebrale», afferma Claudio Bilato, Vicepresidente ANMCO e Direttore della Cardiologia degli Ospedali dell’Ovest Vicentino.
Nel Video:
- MASSIMO GRIMALDI, Presidente ANMCO e Direttore della Cardiologia dell’Ospedale Francesco Miulli di Acquaviva delle Fonti
- FEDERICO NARDI, Direttore della Cardiologia all’Ospedale “Santo Spirito” di Casale Monferrato (AL)
- CLAUDIO BILATO, Vicepresidente ANMCO e Direttore della Cardiologia degli Ospedali dell’Ovest Vicentino