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Leucemia linfatica cronica, progressione bloccata grazie a nuove terapie

I dati dello studio di fase 3, presentati al congresso dell’European Hematology Association (EHA) 2021 come “late breaking abstract” dimostrano che la terapia di combinazione ibrutinib più venetoclax a durata fissa, per via orale, determina una maggior sopravvivenza libera da malattia in pazienti con leucemia linfatica cronica precedentemente non trattati.

La leucemia linfatica cronica è un tumore del sangue a crescita lenta dei globuli bianchi. L’incidenza complessiva in Europa è di circa 4,92 casi per 100.000 persone all’anno ed è circa 1,5 volte più comune negli uomini che nelle donne. È prevalentemente una malattia che colpisce gli anziani, con un’età media di 72 anni alla diagnosi.

La malattia col tempo progredisce nella maggior parte dei pazienti che si trovano ad affrontare un minor numero di opzioni terapeutiche a ogni ricaduta. Ai pazienti vengono spesso prescritte più linee di terapia quando ricadono o diventano resistenti ai trattamenti.

Oggi per fortuna esistono trattamenti alternativi alla chemioterapia.  Tra questi si segnalano gli inibitori della Bruton tirosin-chinasi (Btk), che determinano un rafforzamento dei benefici in termini di sopravvivenza a lungo termine.

“Il trattamento in continuo con un inibitore della Bruton tirosin-chinasi (Btk), ibrutinib, nei pazienti con leucemia linfatica cronica è ormai uno standard di cura consolidato, impiegato anche in quelli ad alto rischio – commenta Paolo Ghia, professore di oncologia medica all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano – Gli ultimi studi, come il più recente Captivate, sottolineano che ibrutinib, somministrato per via orale in combinazione con venetoclax, determina un alto tasso di sopravvivenza libera da progressione a due anni, consentendo ai pazienti la remissione senza trattamento. I risultati positivi dello studio Captivate  dimostrano il potenziale della terapia con ibrutinib più venetoclax nell’indurre risposte profonde in combinazione a durata fissa una volta al giorno, regime che può essere somministrato in ambulatorio per i pazienti più giovani e in buona salute”.

In un altro studio, denominato Glow, sono stati combinati i due trattamenti per creare un regime terapeutico complementare con la speranza che le risposte profonde ottenute possano mantenere i pazienti in remissione senza necessità di trattamento. I dati dello studio hanno mostrato che ibrutinib in combinazione con venetoclax – somministrato per via orale, una volta al giorno, a durata fissa – ha superato un regime standard di chemio-immunoterapia, dando una chiara indicazione del fatto che questo trattamento ha il potenziale di migliorare la profondità della risposta e, quindi, estende il tempo alla progressione rispetto alla terapia standard.

Nel video:
Paolo GHIA
Professore di Oncologia Medica Università Vita-Salute San Raffaele Milano

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