Le cure mediche compiono, giorno dopo giorno, progressi sempre più importanti. Ciò è vero anche e soprattutto per il settore cardiologico, che vede costanti miglioramenti nella prognosi delle malattie cardiovascolari, nella prevenzione delle complicanze e nella riduzione della mortalità, grazie a nuovi farmaci e a innovazioni tecnologiche sempre più sofisticate. Dal 1975, anno in cui nacque il Gruppo Italiano di Studi Emodinamici (GISE), il ruolo del cardiologo interventista ha assunto prevalenza sempre maggiore.
Il Sistema sanitario nazionale offre un servizio di elevata qualità, lo testimoniano riconoscimenti che vengono da oltre confine. Oggi, in Italia come in tutto il mondo sviluppato, la sanità deve fronteggiare l’aumento dell’aspettativa di vita, delle malattie croniche, della complessità e del livello delle prestazioni da erogare, cui si accompagnano aumento della spesa e richiesta di assistenza e servizi di sempre maggiore qualità; tutto ciò garantendo la sostenibilità del sistema.
Affrontare questa sfida è possibile; è possibile agire assicurando ai cittadini la qualità delle cure, attraverso l’ottimizzazione delle risorse disponibili, misurando, analizzando e valutando ciò che viene fatto, come la Società italiana di cardiologia interventistica (SICI-GISE) fa dalla sua nascita, e in modo sistematizzato da oltre 30 anni, raccogliendo i dati di attività di oltre 258 centri di emodinamica, che confluiscono in un ricco database di più di 330mila procedure di cardiologia interventistica l’anno, quasi 1.000 al giorno eseguite nel nostro Paese.
Tutti interventi i cui effetti sono misurabili in risultati clinici e che hanno portato a un abbattimento della mortalità per eventi cardiovascolari dagli oltre 263.000 decessi del 1980 ai circa 220.000 del 2010, con una riduzione del 16,5%.
Nel video:
- Giuseppe MUSUMECI
Presidente Gruppo Italiano Studi Emodinamici- Alfredo MARCHESE
Responsabile Cardiologia Interventistica Anthea Hospital Bari