Case di Comunità, dai medici una proposta perché non siano “scatole vuote”

Le Case di Comunità sono strutture socio-sanitarie territoriali del Servizio Sanitario Nazionale, nate per offrire ai cittadini un punto di riferimento vicino a casa per l’assistenza sanitaria e sociale non urgente, ma oggi solo il 4% delle strutture è davvero operativo.

A lanciare l’allarme, durante il 58° Congresso Nazionale del sindacato degli specialisti ambulatoriali, è Antonio Magi, Segretario Generale di SUMAI Assoprof, che propone la possibilità per i medici specialisti ambulatoriali interni di coprire anche i posti vacanti negli ospedali. Questo meccanismo punta ad abbattere le liste d’attesa e a tamponare la grave carenza di personale medico nelle Case di Comunità.


I dati dell’ultimo monitoraggio AGENAS descrivono infatti un quadro preoccupante: sulle 1.715 Case della Comunità programmate nel Paese, appena 66 (meno del 4%) risultano oggi pienamente operative e dotate di tutti i servizi e della presenza medico-infermieristica continuativa.

«Una Casa della Comunità non è un semplice sportello dove rinnovare ricette o fare visite rapide, ma il luogo che deve farsi carico di oltre 12 milioni di cittadini affetti da patologie croniche. Oggi, invece, ci si trova di fronte a un sistema frammentato e privo di regole contrattuali uniformi», sostiene Magi.

«Lo stimolo che arriva dal SUMAI è condivisibile. Abbiamo un vuoto nella sanità territoriale che le Case di Comunità devono colmare e, al loro interno, il SUMAI, con i suoi professionisti sanitari, può offrire un contributo determinante», afferma Marcello Gemmato, Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute.

Proprio per rispondere a queste criticità, il SUMAI propone di valorizzare le ore di lavoro ancora disponibili degli specialisti ambulatoriali già in servizio. Attualmente, i circa 18 mila specialisti ambulatoriali attualmente in servizio lavorano con una media di 27,8 ore settimanali a fronte di un massimale contrattuale di 38 ore. Pubblicare ed estendere queste 143 mila ore inespresse permetterebbe di immettere subito sul territorio l’equivalente di oltre 3.700 specialisti a tempo pieno, senza bisogno di attendere lunghi concorsi pubblici.

La proposta portante del congresso riguarda tuttavia la riforma dei contratti e dell’organizzazione del lavoro, attraverso la creazione di un ACN Unico della Specialistica Convenzionata Interna diviso nelle sezioni Territorio e Ospedale e l’introduzione del cosiddetto “doppio canale”. L’idea è di consentire alle Aziende sanitarie, in occasione del fisiologico turnover dei medici dipendenti, di scegliere in modo motivato se coprire i posti vacanti in dipendenza o in convenzione.

I numeri dell’analisi tecnica illustrata da Antonio Magi nel corso della sua relazione, e che sarà presentata anche al Ministero dell’Economia, confermano la convenienza di questo modello: con un costo aziendale orario compreso tra i 47 e i 58 euro per la convenzione contro i 63 euro della dipendenza (e fino agli 85 euro delle cooperative e dei gettonisti), l’adozione del doppio canale genererebbe un risparmio cumulato per i bilanci regionali pari a 4,8 miliardi di euro nel decennio 2027-2036.

«Dal congresso del SUMAI esce oggi un appello chiaro: noi ci siamo. Anche la rete degli specialisti ambulatoriali si dice disponibile a lavorare in questo sistema. Ci chiediamo, quindi, quando arriverà il momento di mettere tutti intorno a un tavolo per riorganizzare l’intero sistema della medicina territoriale», sostiene Beatrice Lorenzin, 5° Commissione permanente Bilancio, Senato della Repubblica.

«Le Case della Comunità rappresentano il bivio decisivo della sanità italiana: possono trasformarsi nella più grande rete di prossimità d’Europa o nella più grande opera incompiuta del PNRR. La differenza non la faranno le mura degli edifici, ma le scelte concrete che la politica compirà sulle persone, sui contratti e sulle risorse nei prossimi ventiquattro mesi», conclude Magi.

Nel video:

ANTONIO MAGI
Segretario Generale del SUMAI Assoprof

MARCELLO GEMMATO
Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute 

BEATRICE LORENZIN
5° Commissione permanente Bilancio, Senato della Repubblica

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