"/>

Epatite C, un progetto dell’Università Federico II vince il Fellowship Program Gilead

Il progetto per il controllo dell’epatite C realizzato dagli specialisti dell’Università Federico II di Napoli è uno dei vincitori del Fellowship Program Gilead. Per far fronte al rallentamento dei test e delle diagnosi per l’epatite C causato dalla pandemia di Covid, i medici hanno proposto di portare diagnosi e terapia direttamente nelle carceri, nei Servizi per le Dipendenze patologiche e negli ambulatori dei medici di famiglia.

Il modello presentato prevede il trattamento del paziente direttamente in queste sedi con il supporto a distanza degli specialisti dell’ateneo partenopeo. Grazie a terapie efficaci oggi si può guarire completamente dall’epatite C, evitando lo sviluppo di gravi patologie

Rivolti al settore della ricerca medica (il Fellowship) e alle comunità di pazienti (il Community), i Bandi si propongono di selezionare e finanziare le migliori progettualità di natura scientifica o socio-sanitaria finalizzate a migliorare la qualità di vita dei pazienti, gli esiti della malattia o a favorire il raggiungimento di obiettivi di salute pubblica nell’area della malattie infettive od oncoematologiche.

Giunte quest’anno all’importante traguardo della decima edizione, le due iniziative, grazie a un contributo complessivo di oltre 11 milioni di euro, hanno consentito di realizzare quasi 500 progetti di natura scientifica o socio-assistenziale. Un sostegno per riconoscere, incentivare e premiare le eccellenze italiane, promuovendo l’innovazione in campo scientifico e sociale. Un sostegno che ha dato la possibilità di trasformare idee in concrete realtà progettuali, di rendere possibile ciò che avrebbe potuto non esserlo a causa della strutturale scarsità di fondi, pubblici e privati, che interessa il comparto della ricerca e il No Profit impegnato nella tutela e nell’assistenza dei pazienti colpiti da patologie gravi quali quelle infettive ed ematologiche.

“I premi, come quelli promossi da Gilead, hanno un significato per la comunità scientifica e per i nostri giovani che va al di là del merito del premio stesso. La ricerca scientifica ha ricevuto un’attenzione limitata e i ricercatori si sono spesso sentiti “figli di un dio minore”. I premi trasmettono il messaggio di un apprezzamento sociale della ricerca di alta qualità e del suo ruolo per il presente e il futuro della Medicina.” Così commenta Alberto Mantovani, Direttore Scientifico Istituto Clinico Humanitas, Professore Emerito Humanitas University, intervenuto nel corso della Cerimonia con una Open Lecture proprio sul tema delle sfide impossibili in medicina.

Nel video:
Gerardo NARDONE
Professore di Gastroenterologia Università Federico II di Napoli

(Visited 10 times, 1 visits today)