Il rene è sempre più riconosciuto come uno dei protagonisti della salute cardiovascolare: un danno renale può aumentare il rischio di malattie del cuore e, allo stesso tempo, una patologia cardiovascolare può compromettere progressivamente la funzione dei reni.
È uno dei messaggi più importanti emersi dal Congresso ESC 2026di Monaco, dove sono state presentate le prime linee guida della Società Europea di Cardiologia interamente dedicate alla gestione congiunta delle malattie cardiovascolari e della malattia renale cronica.
Una questione tutt’altro che marginale. Secondo i dati richiamati dall’ESC, in Europa circa 100 milioni di persone convivono con una malattia renale cronica.
«Per la prima volta sono state pubblicate delle linee guida interamente dedicate al ruolo del rene nella malattia cardiovascolare. Oggi sappiamo come il rene sia un determinante del rischio di malattie cardiovascolari, si associ alla prognosi della malattia cardiovascolare e rappresenti un bersaglio terapeutico. È necessario quindi un cambio di paradigma all’interno del mondo cardiologico: superare i confini della singola specialità. Bisogna creare un approccio multidisciplinare: il paziente è lo stesso, ma il rischio va inteso nella sua globalità e nella sua interezza», afferma Nicola Cosentino, Responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia peri-operatoria del Centro Cardiologico Monzino di Milano.
Uno dei punti centrali delle nuove linee guida riguarda proprio la diagnosi precoce. L’indicazione dell’ESC è di valutare la salute renale nei pazienti con malattie cardiovascolari utilizzando due parametri complementari: la velocità di filtrazione glomerulare stimata (eGFR), calcolata anche sulla base della creatinina nel sangue, e l’albuminuria, cioè la presenza di albumina nelle urine.
Le linee guida raccomandano per questo lo screening con eGFR e albuminuria nei pazienti con patologie cardiovascolari, compresi quelli con ipertensione, coronaropatia, scompenso cardiaco, arteriopatia periferica o ictus. Per confermare la cronicità della malattia renale sono necessarie valutazioni ripetute nel tempo.
«Andare a dosare l’albuminuria, quindi ricercare la presenza di albumina, una proteina, all’interno delle urine, è fondamentale. L’albuminuria ci permette di identificare danni renali anche quando la funzione renale, misurata attraverso la creatinina e la stima del filtrato glomerulare, risulta relativamente conservata. Ed è proprio l’albuminuria che ci consente di identificare un rischio precoce: il rischio c’è e va intercettato e trattato», continua Cosentino.
Alla possibilità di riconoscere prima il rischio si accompagna oggi anche la disponibilità di terapie capaci di intervenire contemporaneamente sulla salute cardiovascolare e su quella renale. Tra le novità che negli ultimi anni hanno maggiormente modificato la pratica clinica ci sono le gliflozine, o inibitori di SGLT2.
Nati come farmaci per il trattamento del diabete di tipo 2, gli SGLT2-inibitori hanno progressivamente mostrato benefici che vanno ben oltre la riduzione della glicemia. Studi clinici hanno evidenziato la loro capacità di ridurre il rischio di progressione della malattia renale e di complicanze cardiovascolari, in particolare nello scompenso cardiaco, anche in gruppi di pazienti senza diabete.
«Questi farmaci, gli SGLT2-inibitori, nascono come farmaci per curare il diabete, ma molto presto la comunità medica si accorge che sono fondamentali anche nei pazienti con scompenso cardiaco. Sono farmaci che ci hanno fatto comprendere come, agendo a diversi livelli, sia possibile ottenere da una parte una protezione renale, dall’altra prevenire l’evoluzione della malattia verso lo scompenso e, allo stesso tempo, curare questi pazienti», sottolinea Claudio Bilato, Vicepresidente ANMCO – Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri e Direttore Dipartimento cardiovascolare Ospedali Ovest Vicentino.
Nel video:
- Nicola Cosentino, Responsabile Unità di Cardiologia peri-operatoria Centro Cardiologico Monzino Milano
- Claudio Bilato, Vicepresidente Anmco-Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri e Direttore Dipartimento cardiovascolare Ospedali Ovest Vicentino