Parto cesareo, ridurre le infezioni

Grazie alle suture con antibatterico

Se è vero che nessuna donna si senta mai veramente pronta ad affrontare l’esperienza del parto, una corretta informazione può certamente aiutare ad essere più consapevoli. Proprio questo è stato il tema al centro dell’evento “Io Parto Consapevole”, promosso da Johnson&Johnson Medical SpA con il patrocinio di AOGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani), SYRIO (Società Italiana di Scienze Ostetrico-Ginecologico-Neonatali) e SICHIG (Società Italiana di Chirurgia Ginecologica). Un momento di incontro e confronto tra donne in dolce attesa, medici e ostetriche, per offrire alle future mamme consigli e informazioni utili per prepararsi con serenità e consapevolezza al momento del parto e ai giorni immediatamente successivi, fondamentali per il benessere della mamma e del bambino.
Secondo una recente ricerca condotta da Ipsos su un campione di 2178 persone, il 43% degli italiani tra i 20 e i 50 anni sono poco o per niente spaventati dal parto cesareo (38% le donne; 48% gli uomini) mentre il 40% dichiara di esserlo molto e abbastanza (46% delle donne; 34% degli uomini) e il restante 17% non si esprime. A fronte di questi numeri sembra importante promuovere una corretta informazione su questo tema e sugli aspetti ad esso associati.
“Sebbene si osservi un incremento percentuale globale del ricorso all’intervento di parto cesareo, nei centri pubblici ad alta attività ostetrica si registra un trend contrario. In Lombardia si stima, infatti, che la percentuale di interventi sia del 26% a fronte di una media nazionale pari a circa il 35% – afferma il Professor Franco Odicino, Direttore del Dipartimento Ostetrico-Ginecologico degli Spedali Civili di Brescia – Il parto cesareo è un intervento chirurgico importante che come tale può essere associato a dei rischi che devono essere attentamente considerati in fase decisionale. Se è vero che gli interventi non necessari devono essere evitati è altrattanto vero che è fondamentale assicurare l’accesso a questa procedura, potenzialmente salvavita, a quelle donne che presentano condizioni mediche particolari”.
Tra le complicazioni che destano maggiore preoccupazione tra gli uomini e le donne tra i 20 e i 50 anni, oltre al dolore postoperatorio (46%), ai tempi di ripresa dopo l’intervento (45%) e ai problemi legati all’anestesia (40%), viene citata la possibilità di contrarre infezioni, temuta da circa un terzo degli intervistati (33%).
Le infezioni del sito chirurgico sono effettivamente una delle complicazioni più rilevanti della ferita a seguito di un intervento. Basti pensare che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità le persone che sviluppano infezioni del sito chirurgico sono 5 volte più esposte al rischio di una nuova ospedalizzazione e 2 volte più esposte al rischio di degenza in terapia intensiva.
“Le infezioni della ferita sono una delle possibili complicazioni che possono presentarsi dopo un intervento di parto cesareo e che possono determinare il prolungamento dell’ospedalizzazione delle neomamme. Le infezioni, che possono colpire sia le strutture più superficiali che i tessuti più profondi, si presentano in una percentuale che va dal 3.7 al 9.8% dei casi. – ha spiegato il Professor Luigi Frigerio, Direttore U.O.C. di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo – Tuttavia oggi, grazie all’adozione di programmi di prevenzione negli ospedali e all’innovazione tecnologica in sala operatoria, come l’utilizzo di suture con antibatterico, è possibile prevenire ed evitare circa il 30% delle infezioni chirurgiche”.

Nel video:

  • Franco ODICINO
    Direttore Ostetricia e Ginecologia Spedali Civili di Brescia
  • Luigi FRIGERIO
    Direttore Ostetricia e Ginecologia Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo
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