Intelligenza artificiale in sanità, von der Leyen: «Il medico deve restare al centro»

© European Union, 2026, licensed under CC BY 4.0 – Photo: Christophe Licoppe. Immagine ritagliata

Intelligenza artificiale in corsia, ma senza sostituire il medico. È questa una delle indicazioni più nette emerse oggi dal discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato da Ursula von der Leyen al Parlamento europeo. Nel passaggio dedicato all’IA, la presidente della Commissione ha scelto un esempio sanitario molto concreto: lo screening mammografico. L’intelligenza artificiale, ha affermato, può contribuire a individuare più tumori e a farlo prima. «Abbiamo bisogno dell’IA per la salute», ha detto. Ma bisogna farlo, ha precisato, «in un modo europeo». E soprattutto: «AI needs to empower our doctors, not to replace them», l’IA deve potenziare il lavoro dei medici, non sostituirli.

Il messaggio arriva in una fase in cui l’IA sanitaria sta rapidamente passando dalla sperimentazione all’impiego clinico. Radiologia, anatomia patologica, cardiologia e medicina di laboratorio sono alcuni dei campi nei quali gli algoritmi vengono studiati o utilizzati per riconoscere immagini, stratificare il rischio e supportare le decisioni. L’esempio della mammografia citato da von der Leyen non è casuale. Nel trial randomizzato svedese MASAI, pubblicato su The Lancet, lo screening supportato dall’IA ha raggiunto una sensibilità dell’80,5%, contro il 73,8% della tradizionale doppia lettura da parte dei radiologi, mantenendo la stessa specificità, pari al 98,5%. Anche i tumori diagnosticati nell’intervallo fra due screening sono risultati numericamente meno frequenti: 1,55 contro 1,76 casi ogni mille donne.

La prospettiva indicata da von der Leyen è quella di un medico che possa utilizzare l’IA per accedere e interpretare più rapidamente le informazioni necessarie a orientare una diagnosi o una terapia, ma la decisione clinica e la relazione con il paziente devono restare umane.

Da qui un altro passaggio molto diretto: «Voglio che il mio medico abbia accesso istantaneo, attraverso l’IA, a tutti i dati necessari per prendere la migliore decisione diagnostica o terapeutica? Certo che sì», ha detto von der Leyen. «Ma voglio che il mio medico sia un robot? No, certo che no». E ancora, con una formula volutamente molto diretta: «Non voglio che sia un robot a dirmi se ho un tumore».

La questione della governance è già attuale. Secondo WHO Europe, quasi tre quarti dei Paesi dell’Unione utilizzano forme di IA nella diagnostica, mentre la regolamentazione e le competenze avanzano più lentamente. Von der Leyen non è entrata nel dettaglio di questi aspetti sanitari, ma nel passaggio generale sull’intelligenza artificiale ha ricordato che alle opportunità si accompagnano rischi e ha definito l’AI Act «un elemento cruciale» per introdurre i necessari limiti di sicurezza.

È su questo equilibrio tra innovazione e controllo umano che von der Leyen ha costruito anche la conclusione del passaggio dedicato all’intelligenza artificiale: «Soprattutto, vogliamo un’AI with human agency». E subito dopo: «Questa è l’essenza della via europea». Tradotto nella pratica sanitaria, significa affidare agli algoritmi ciò che sanno fare meglio, analizzare rapidamente grandi quantità di dati, riconoscere segnali e fornire elementi utili alla decisione, senza delegare loro ciò che resta al centro della medicina: la valutazione clinica, la responsabilità della scelta e il rapporto con il paziente.

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