Allergie respiratorie, ridurre le conseguenze sulla vita quotidiana

Le allergie respiratorie, come asma e rinite allergica, sono spesso sottovalutate, anche per quanto riguarda le conseguenze sul piano professionale. In occasione della Giornata mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, le riniti allergiche emergono come un tema sempre più rilevante non solo sul piano clinico, ma anche in relazione alla sicurezza e alla performance, che possono essere compromesse da terapie non appropriate.

«È abbastanza recente la discussione, anche a livello politico, sugli effetti della patologia respiratoria nasale o bronchiale sul lavoro. Non tanto perché si pensa: “Sto male e non vado a lavorare” oppure “Ho l’asma e non posso lavorare”, ma perché molte volte, con la rinite e con l’asma, si va comunque al lavoro. Il presenteismo è un grossissimo problema: da un lato porta a produrre di meno, dall’altro può causare incidenti sul lavoro, molti incidenti sul lavoro. La persona con rinite allergica trattata con farmaci antistaminici di vecchia generazione può avere un rallentamento dei riflessi. Pensiamo ai camionisti, agli autisti o a chi svolge lavori molto delicati utilizzando oggetti taglienti, come il falegname. La prontezza dei riflessi e l’attenzione rappresentano un problema veramente rilevante. La qualità della vita, lavorativa e non solo, viene quindi compromessa da questo tipo di patologie», spiega Mario Di Gioacchino, professore ordinario di Medicina del lavoro, docente di Allergologia all’Università di Chieti e past president della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica.

È per accendere i riflettori su questi rischi che è stato presentato il documento “Allergie respiratorie e attenzione: strategie per ridurre i rischi invisibili”. Il documento sottolinea in particolare l’importanza di valutare i farmaci che possono indurre sonnolenza nelle attività che richiedono attenzione e riflessi pronti.

«La paura più grande dei pazienti riguarda gli effetti collaterali dei farmaci. È quindi necessario impostare una terapia che garantisca la remissione. Il medico deve avere un obiettivo preciso: non provocare effetti collaterali con i farmaci che somministra», continua Di Gioacchino.

In questo contesto, l’automedicazione rappresenta una componente rilevante del percorso di cura, in particolare nei pazienti con sintomatologia lieve o moderata, anche grazie alla disponibilità di farmaci antistaminici di nuova generazione. 

«In allergologia, la terapia che più di tutte garantisce un’evoluzione verso la remissione è l’immunoterapia: si ripristina gradualmente lo stato di tolleranza verso le sostanze che provocano l’allergia. Non bisogna poi dimenticare che oggi disponiamo dei farmaci biologici, che offrono una maggiore garanzia di successo. Bloccando alcuni fattori dell’infiammazione attraverso gli anticorpi, cioè somministrando un anticorpo che blocca un processo patologico, riusciamo a intervenire su quello specifico meccanismo e a ottenere risultati che, fino a qualche anno fa, erano assolutamente insperati», conclude Di Gioacchino.

Nel video:

Mario Di Gioacchino, professore ordinario di Medicina del lavoro, docente di Allergologia all’Università di Chieti e past president della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica

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