Le bronchiectasie sono una malattia respiratoria infiammatoria cronica e progressiva, caratterizzata da dilatazione irreversibile delle vie aeree, infezione persistente e infiammazione. Sono poco conosciute e sotto-diagnosticate e per questo motivo AIB, l’Associazione Italiana Bronchiectasie ha organizzato un incontro, realizzato con il contributo non condizionato di Insmed, per aumentare la consapevolezza su questa patologia.
«La diagnosi è ancora un problema nelle bronchiectasie. Sappiamo, grazie a studi internazionali e italiani, che il ritardo diagnostico per un paziente con le bronchiectasie può durare mesi o addirittura anni. Dall’esordio dei sintomi all’esecuzione di una Tac del torace, che permette di diagnosticare la malattia, possono passare anche anni. Anni durante i quali il paziente convive con sintomi, con una ridotta qualità di vita e con la progressione della malattia», spiega Andrea Gramegna, Professore di Malattie dell’Apparato Respiratorio, Università degli Studi di Milano e Pneumologo Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico.
Le bronchiectasie hanno un impatto enorme sulla vita del paziente a causa di sintomi come tosse persistente, produzione di espettorato, fiato corto e infezioni ripetute, che possono compromettere la loro quotidianità. Il vero motore di progressione di malattia sono le ripetute riacutizzazioni bronchiali, peggioramenti imprevedibili dei sintomi che richiedono modifiche del trattamento, associate all’incremento del rischio di ospedalizzazione e alla progressiva perdita della funzione respiratoria.
«Quando mi sono ammalata, undici anni fa, brancolavamo un po’ nel buio. Ogni volta che si presentava un’infezione, l’unica terapia che mi veniva prescritta erano gli antibiotici. All’inizio arrivavo ad avere anche sei infezioni all’anno: il tempo di riprendermi da una e ne iniziava subito un’altra. Era una situazione veramente molto pesante. Inoltre, con il passare del tempo, gli antibiotici rischiano di diventare meno efficaci», racconta Elisabetta Stracchi, Paziente e Socio Associazione Italiana Bronchiectasie.
La gestione terapeutica attuale prevede infatti l’assunzione di antibiotici, che però può contribuire nel tempo allo sviluppo di una resistenza ai farmaci, per cui sono allo studio trattamenti avanzati per bloccare l’infiammazione e il danno polmonare.
«Uno degli aspetti di maggiore difficoltà nella gestione del paziente con brocchiettasie e infezioni respiratorie è proprio l’antibiotico-resistenza. Questi pazienti sono spesso esposti a frequenti cicli di terapia antibiotica, a volte la gestione delle bronchiectasie limita al trattamento delle fasi acute e questo può comportare un uso di antibiotici superiore al necessario. Negli ultimi anni stiamo assistendo a un cambio di paradigma, le bronchiectasie passano da avere un’interpretazione più infettiva-antibiotico ad avere un’interpretazione più infiammatoria. L’infiammazione sostiene il peggioramento della malattia e dei sintomi. Disporre di farmaci che riducano l’infiammazione endogena che si sviluppa nelle bronchiestasie potrebbe migliorare la gestione della malattia e aiutarci ad ovviare ai limiti legati all’antibiotico Resistenza», conclude Gramegna.
Per definire le linee guida sanitarie e accelerare i tempi di diagnosi e trattamento, l’Associazione Italiana Bronchiectasie ha promosso un tavolo di lavoro che prevede il coinvolgimento di clinici, esperti, istituzioni e aziende farmaceutiche. «L’istituzione di questo tavolo di lavoro rappresenta un passaggio fondamentale per colmare il gap di riconoscimento che ancora oggi caratterizza le bronchiectasie nel nostro Paese. Sappiamo quanto il ritardo diagnostico, la difficoltà di accesso a centri di riferimento e la disomogeneità dei percorsi assistenziali possano influire sul percorso di cura e sulla qualità di vita dei pazienti. Intendiamo proporre un percorso condiviso che consenta di intervenire in modo sistemico su diagnosi, presa in carico e accesso alle cure, riducendo le disomogeneità territoriali e garantendo maggiore equità per i pazienti», sostiene Alessandro Vadilonga, Vicepresidente di AIB.
Nel video:
- Andrea Gramegna, Professore Malattie Apparato Respiratorio Università degli Studi di Milano; Pneumologo Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico
- Elisabetta Stracchi, Paziente e Socio Associazione Italiana Bronchiectasie
- Simona Spennato, Medical Leader Insmed Italia e Sud Europa