Menopausa, la terapia ormonale non è uguale per tutte

La Terapia ormonale sostitutiva (TOS) in menopausa non sempre ha effetti univoci. Non tutte le TOS sono uguali e non tutte presentano gli stessi profili di rischio nel lungo periodo. A fare la differenza sono i diversi costituenti del preparato utilizzato, il dosaggio, la via di somministrazione, il tipo di progestinico e le caratteristiche della singola donna. È questo il messaggio emerso dalla sesta edizione di “Menopausa Hub: dalla fisiopatologia alla clinica”, evento formativo realizzato con il contributo non condizionante di Theramex Italia.

In Italia le donne in menopausa e post-menopausa sono circa 17 milioni. Si tratta di una fase che può occupare fino a 30 anni della vita femminile, di cui 10 o 15 ancora durante l’attività professionale. Il calo degli estrogeni può avere effetti su tutto l’organismo, con sintomi vasomotori, disturbi del sonno, cambiamenti fisici e metabolici, alterazioni dell’umore e problemi genito-urinari.

Nonostante questo, solo il 5 per cento delle donne ricorre alla Terapia ormonale sostitutiva. Le ragioni sono diverse: la paura degli effetti collaterali, una diffidenza ancora diffusa verso questi trattamenti, ma anche la mancanza di percorsi formativi specifici sulla menopausa nelle università e nelle scuole di specializzazione. Un problema che riguarda anche i giovani ginecologi. In Italia non sono disponibili dati strutturati sul tema, ma studi recenti condotti negli Stati Uniti mostrano che solo il 31 per cento dei programmi di formazione in Ostetricia e Ginecologia include un percorso dedicato alla menopausa e solo il 29 per cento dispone di un ambulatorio specifico.

«La decisione della FDA di rimuovere il black box warning sull’aumentato rischio di tumore al seno, ictus, trombosi e malattie cardiovascolari da sei farmaci TOS è una svolta epocale per le donne negli Stati Uniti, perché permette di abbattere la paura e l’incertezza che per anni hanno bloccato l’utilizzo di queste terapie, anche da parte dei medici. Questo atto sancisce la profonda diversità delle diverse TOS per quanto riguarda i possibili effetti collaterali. Non è giusto ed è scientificamente scorretto considerare le terapie come se fossero tutte uguali. Auspichiamo che questo concetto venga compreso da tutti e che il nostro profondo lavoro per colmare le lacune formative in ambito TOS aiutino le donne ad accedere la terapia più giusta per loro», afferma Marco Gambacciani, Responsabile del Centro Menopausa della Clinica San Rossore a Pisa e Membro del Direttivo della Società Italiana della Menopausa.

Oggi, per le donne sane sotto i 60 anni o entro 10 anni dalla menopausa, la Terapia ormonale sostitutiva può offrire diversi benefici. Tra questi, la riduzione del rischio di osteoporosi e fratture, il miglioramento della qualità della vita, effetti positivi sulla salute genito-urinaria e sul metabolismo, con un possibile contrasto all’accumulo di grasso viscerale e un miglioramento della sensibilità all’insulina. La scelta della terapia, però, deve essere sempre personalizzata. Non esiste un trattamento valido per tutte. Occorre valutare sintomi, età, storia clinica, fattori di rischio, preferenze della paziente e obiettivi di cura.

«Per garantire un’adeguata assistenza, è fondamentale personalizzare la terapia ormonale sui bisogni e sulle caratteristiche della singola donna, con un approccio che faciliti un dialogo costante tra diverse specialità mediche, per integrare le competenze ginecologiche con quelle endocrinologiche, cardiologiche, nutrizionistiche e psicologiche e permettere non solo di curare i sintomi, ma di assicurare una reale prevenzione e la massima personalizzazione dei percorsi di cura», conclude Gambacciani.

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