Meningite B, gli esperti: “Vaccinare gli adolescenti per evitare nuove emergenze”

I recenti casi di meningite registrati in Gran Bretagna hanno riacceso l’attenzione sulla necessità di rafforzare la prevenzione vaccinale tra gli adolescenti, fascia d’età nella quale la malattia presenta un secondo picco di incidenza.

Il tema è stato al centro del congresso ESPID, la Società europea per le malattie infettive pediatriche, dove gli esperti hanno sottolineato in particolare l’urgenza di una strategia più uniforme contro il meningococco B, il batterio responsabile della forma più diffusa di meningite tra gli adolescenti. Una vaccinazione che, in Italia, non è ancora garantita in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale.

«In Italia abbiamo una lunga tradizione di prevenzione nei confronti della meningite. Abbiamo lavorato tanto e bene, partendo dalla vaccinazione in età pediatrica», spiega Giovanni Gabutti, professore di Igiene all’Università di Ferrara e membro della SItI, la Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica.

Negli anni, ricorda Gabutti, il Paese ha già riconosciuto la necessità di intervenire anche sugli adolescenti, in particolare con le vaccinazioni contro il meningococco C e contro i ceppi ACWY. «Oggi però abbiamo a disposizione dati epidemiologici che ci dicono che il meningococco B è il sierotipo prevalente non solo in Italia, ma in tutta Europa e, direi, anche a livello globale. Ora dobbiamo compiere un ulteriore passo: definire una strategia anche per gli adolescenti contro il meningococco B. Molti Paesi si sono già attivati, speriamo di farlo anche noi in tempi rapidi».

A rendere più urgente il dibattito sono i casi segnalati in Inghilterra: 21 contagi, due decessi, nove persone ricoverate in terapia intensiva e una campagna vaccinale d’emergenza che ha portato alla somministrazione di oltre 11.000 prime dosi.

«Quello che è accaduto in Inghilterra ci dimostra che la meningite può colpire in qualsiasi momento anche persone sane», avverte Paolo Bonanni, professore di Igiene all’Università di Firenze e coordinatore del Calendario Vaccinale per la Vita. «È un episodio che deve farci considerare la vaccinazione contro il meningococco B in adolescenza come una misura da introdurre in tutta Italia attraverso una disposizione nazionale».

Secondo Bonanni, il nodo è anche istituzionale. «Abbiamo un piano vaccinale scaduto. Era previsto che il calendario vaccinale venisse aggiornato ogni anno, ma quello attuale risale al 2022 e oggi siamo nel 2026. Già allora era stato indicato che una delle prime vaccinazioni da introdurre sarebbe stata proprio quella contro il meningococco B negli adolescenti. Alcune Regioni, si sono già mosse autonomamente, finanziando l’offerta vaccinale con risorse proprie. Ma ci sono tre o quattro Regioni che non la stanno offrendo. Questo crea una disequità intollerabile tra cittadini che hanno gli stessi diritti».

Nel video:

Giovanni Gabutti, Professore di Igiene all’Università di Ferrara e membro della SItI, la Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica

Paolo Bonanni, Professore di Igiene all’Università di Firenze e coordinatore del Calendario Vaccinale per la Vita

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