Un raro focolaio di hantavirus, mai documentato prima su una nave da crociera, ha fatto scattare l’allerta sanitaria internazionale. La vicenda riguarda la MV Hondius, partita il 1° aprile da Ushuaia, in Argentina, e ora ferma al largo di Capo Verde con 147 passeggeri asintomatici in quarantena.
Finora sono stati segnalati sei casi di malattia respiratoria tra i passeggeri. Tre persone sono morte e almeno due infezioni da hantavirus sono state confermate. Resta però aperta la domanda principale: quale specie del virus è coinvolta e com’è arrivata a colpire i passeggeri?
Dal momento della diagnosi di hantavirus, un patogeno generalmente legato al contatto con roditori infetti, quello che sembrava un singolo caso complesso si è trasformato in un’indagine sanitaria internazionale.
L’hantavirus è noto soprattutto per la sua capacità di provocare forme severe di malattia respiratoria. L’infezione in genere inizia con sintomi simili a quelli dell’influenza, ma in alcuni casi può peggiorare rapidamente, causando difficoltà respiratorie, accumulo di liquidi nei polmoni e un brusco calo della pressione. La trasmissione avviene di solito attraverso l’inalazione di polveri contaminate da urina, saliva o feci di roditori infetti. Il passaggio diretto da persona a persona è considerato raro.
Proprio questo rende il caso della Hondius particolarmente delicato. Gli specialisti stanno valutando più scenari: i passeggeri potrebbero essersi infettati prima della partenza, durante una tappa a terra, oppure attraverso un’esposizione a bordo. Un’ulteriore possibilità, ancora da confermare, è che sia avvenuta una trasmissione tra persone. Questa ipotesi sarebbe compatibile soprattutto con il virus Andes, una specie di hantavirus presente in alcune aree di Argentina e Cile e considerata una delle poche per cui esistono evidenze di contagio interumano.
La nave era salpata dall’Argentina il 1° aprile. Il primo caso noto riguarda un uomo olandese di 70 anni, che ha iniziato a manifestare febbre e altri sintomi il 6 aprile ed è morto cinque giorni dopo. Da allora il bilancio complessivo è salito a sei passeggeri colpiti da sintomi respiratori, tre dei quali sono deceduti. Almeno due casi sono stati confermati come infezioni da hantavirus, mentre altri passeggeri sintomatici sono stati sottoposti ad accertamenti.
Non esiste una cura specifica contro l’hantavirus. Nei casi gravi, però, il supporto intensivo può fare la differenza. Quando il cuore e i polmoni non riescono più a sostenere l’organismo, può essere necessario il ricorso all’Ecmo, una macchina che ossigena il sangue e sostituisce temporaneamente parte delle funzioni cardiopolmonari. Per questo l’evacuazione rapida dei pazienti con sintomi importanti è considerata prioritaria.
Gli scienziati stanno ora sequenziando il virus identificato nel paziente britannico ricoverato in Sudafrica. Il risultato dovrebbe chiarire se si tratti davvero del virus Andes o di un’altra specie di hantavirus. La risposta è cruciale: sapere quale patogeno sia coinvolto aiuterà a stabilire la durata della quarantena, le misure da applicare all’equipaggio e ai passeggeri, e il livello di rischio per chi è entrato in contatto con i casi confermati.
L’Oms, pur seguendo il caso da vicino, invita alla cautela. Al momento il rischio di un’ampia diffusione appare limitato, anche perché la trasmissione interumana degli hantavirus, quando descritta, resta un evento raro e legato a contatti stretti. Restano però da ricostruire tutti i movimenti dei passeggeri: le tappe della crociera, i contatti avvenuti a bordo, le persone incontrate durante gli scali e il personale sanitario che ha assistito i malati.