Più tempo e qualità di vita grazie alle terapie che “affamano” il tumore

Si intitola “Più cura. Più tempo. Più vita” il progetto di sensibilizzazione sui pazienti con tumore metastatico del colon-retto realizzato da Takeda in sinergia con le principali Associazioni di pazienti e Società Scientifiche, con l’obiettivo di favorire un percorso di cura globale e integrato, e assicurare un tempo ulteriore e di qualità di vita ai pazienti che convivono con la patologia

«Un approccio integrato, multidisciplinare e personalizzato segna un cambiamento sostanziale nella qualità di vita e soprattutto nell’aspettativa di vita dei pazienti con tumore del colon-retto metastatico. Oggi è possibile ridurre i sintomi e migliorare quindi  la gestione globale della qualità di vita, con la possibilità di avere un’attività lavorativa normale e un’attività di vita normale, ma soprattutto di avere un minore impatto dei sintomi, perché una terapia efficace riduce anche le possibilità di sviluppare sintomi che limitano il paziente. Tutto ciò chiaramente richiede un approccio globale al paziente, una valutazione di tutti gli aspetti che vanno da quelli farmacologici, alle comorbidità, dalla gestione della logistica alla valutazione delle problematiche legate all’età, ai caregiver e alla sede di residenza, perché vanno considerate anche le differenze nelle possibilità di accesso alle terapie. Avere a disposizione un approccio che non è soltanto farmacologico e medico ma anche clinico e fortemente sociale è di grade aiuto», spiega Carmine Pinto, Professore e Direttore Oncologia Medica Arcispedale Santa Maria Nuova AUL – IRCCS Reggio Emilia.

Questi risultati sono stati raggiunti grazie alle terapie più innovative, come fruquintinib, che “affamano” il tumore bloccando l’angiogenesi, il processo attraverso il quale il tumore stimola la crescita di nuovi vasi sanguigni per poter crescere.

«Negli ultimi anni sono stati sviluppati i numerosi farmaci il cui meccanismo d’azione è proprio quello di andare a inibire l’angiogenesi, impedendo quindi al tumore di formare nuovi vasi sanguigni e quindi di ricevere i nutrienti che gli permetterebbero di crescere. È una strategia che cerca di affamare le cellule tumorali. Questi farmaci antiangiogenetici  a vengono utilizzati in diverse linee di trattamento e più recentemente, grazie all’introduzione di nuovi farmaci orali di nuova generazione, più comodi per la via di somministrazione, vengono utilizzati anche nelle linee successive. Quindi l’inibizione dell’angiogenesi è una strategia che viene praticata a partire dalle prime linee di trattamento e proseguita nelle linee successive grazie all’introduzione di nuovi farmaci sempre più efficaci e nel rispetto della qualità di vita dei pazienti», conferma Lorenzo Antonuzzo, Professore Oncologia Medica Università degli Studi di Firenze. 

La campagna di sensibilizzazione “Più cura. Più tempo. Più vita” attraverso un cortometraggio in tre episodi e altri strumenti informativi, vuole raccontare l’esperienza dei pazienti con tumore metastatico del colon-retto e dei loro caregiver. L’obiettivo è promuovere un approccio integrato capace di “prendersi cura di ogni aspetto della cura”: non solo la terapia farmacologica, ma anche la gestione dei sintomi, il supporto psicologico, l’organizzazione del percorso assistenziale, la qualità delle relazioni e della quotidianità. Perché, anche quando la malattia è in fase avanzata, il tempo guadagnato grazie all’innovazione terapeutica deve poter essere un tempo vissuto pienamente, con la migliore qualità di vita possibile.

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