Comprendere più a fondo l’interazione tra due terapie potenzialmente curative: il trapianto di fegato el’immunoterapia. È questa combinazione di strategie, che ha già mostrato risultati promettenti, al centro del progetto di ricerca sulle nuove prospettive di controllo dei tumori per mezzo del trapianto di fegato promosso dall’IRCCS Istituto dei Tumori di Milano (in collaborazione con l’Università del Piemonte orientale “A. Avogadro”).
L’importanza del progetto è stata riconosciuta a livello nazionale, ottenendo il primo posto nella “Graduatoria Ricerca Finalizzata” stilata dal Ministero della Salute nell’area “Change Promoting”, ovvero su temi in grado di “produrre cambiamenti significativi nell’approccio alle malattie”. I progetti finanziati sono 79.
«Per la nostra istituzione è un riconoscimento molto importante, perché si tratta di un progetto nato totalmente qui. È una cosa che abbiamo fatto noi per primi, molti anni fa. Nel tempo abbiamo visto che funzionava, che una percentuale molto elevata di pazienti guariva. Da lì è nato un enorme sviluppo della transplant oncology, cioè della possibilità di curare i tumori con il trapianto», afferma Vincenzo Mazzaferro, Direttore della Chirurgia Oncologia 1 e professore ordinario dell’Università di Milano, responsabile dello studio e uno degli iniziatori del trapianto di fegato nei pazienti con tumore
La combinazione di trapianto di fegato e immunoterapia ha già mostrato risultati promettenti. «Resta da definire se l’efficacia della combinazione sia alla base di meccanismi indipendenti ma additivi o di inaspettate sinergie immunitarie. A trent’anni dal primo paziente, ormai i guariti sono migliaia. Ma il meccanismo biologico profondo, che spiega a livello cellulare e molecolare perché questa cosa succeda, è ancora da capire fino in fondo», prosegue Mazzaferro.
In pratica, bisogna capire se e come questa combinazione attivi percorsi immunitari ancora sconosciuti, che in tantissimi casi rendono le cure efficaci anche quando ci si aspetterebbe una reazione negativa del sistema immunitario del trapiantato.
In prospettiva, le informazioni raccolte potrebbero aiutare anche in altre aree dell’oncologia. «Di fatto, usiamo il trapianto di fegato come piattaforma di conoscenza di una nuova prospettiva con cui osservare il controllo dei tumori. Se riusciamo a capire a fondo certi meccanismi, potremmo applicarli ad ambiti diversi», conclude Mazzaferro.