Tumori, a Stanford debutta la protonterapia ultracompatta

Una struttura unica nel suo genere, in grado di offrire una forma di radioterapia finora di difficile accesso per i pazienti oncologici. Stanford Medicine è la prima realtà al mondo a introdurre la protonterapia ultracompatta, una tecnologia che renderà la radioterapia mirata avanzata più accessibile ai pazienti oncologici pediatrici e adulti. 

Il trattamento chiamato protonterapia, permette agli oncologi di somministrare radiazioni in grado di distruggere il tumore con precisione, riducendo al minimo i danni ai tessuti sani. Nonostante sia stato sviluppato negli anni ’50, l’accesso alla protonterapia non è ancora facile. Le dimensioni delle tradizionali apparecchiature, pari a quelle di un campo da calcio, e il loro costo elevato, impediscono alla maggior parte degli ospedali di offrire questo trattamento.

“Con la terapia protonica, le particelle sono in grado di fermarsi all’istante”, ha affermato Susan Hiniker, professoressa associata di radioterapia oncologica. “Ci aspettiamo tassi di controllo del tumore simili a quelli che osserviamo con i raggi X. Ma con i protoni, il volume di tessuto irradiato è minore e, in molti casi, questo si traduce in un minor numero di effetti collaterali a lungo termine.”

L’innovazione della Stanford Medicine consiste nel ridurre drasticamente le dimensioni e il costo delle apparecchiature utilizzate per la protonterapia. La nuova apparecchiatura si adatta a una camera standard per acceleratori lineari di 111 metri quadrati ed è stata installata presso lo Stanford Medicine Cancer Center senza la necessità di costruire un nuovo edificio. Altri nove centri medici in tutto il mondo stanno installando il nuovo sistema, ha affermato Billy Loo, MD, PhD, professore di radio-oncologia e co-direttore della terapia con particelle presso Stanford Medicine, che ha svolto un ruolo chiave in questa innovazione.

Un’ulteriore innovazione consiste nel posizionare i pazienti in posizione eretta per il trattamento, su una poltrona terapeutica specializzata. Le evidenze suggeriscono che, per le persone affette da determinate patologie, come il tumore al polmone, la posizione seduta possa mettere l’organo da trattare in una posizione migliore per essere irradiato in sicurezza: il polmone è più disteso quando si è in posizione eretta rispetto a quando si è sdraiati, il che potrebbe ridurre i danni ai tessuti sani. La posizione eretta dei pazienti offre inoltre maggiore flessibilità rispetto alle apparecchiature tradizionali nel somministrare radiazioni da diverse angolazioni. 

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