Dai parassiti del cane arrivano nuove emergenze sanitarie anche per l’uomo

«Proteggere il cane significa proteggere l’uomo», osserva Domenico Otranto, professore di Parassitologia e Malattie parassitarie degli animali all’Università degli Studi di Bari. Un concetto che riassume bene come la diffusione di parassiti stia aprendo nuovi fronti per la salute pubblica, rendendo sempre più stretto il legame tra protezione animale e tutela dell’uomo.

Esperti italiani e internazionali, riuniti all’evento LeishTalk 2026, hanno fatto il punto sulla necessità di una maggiore collaborazione e integrazione tra medici veterinari, farmacisti e medici umani per combattere le sfide sanitarie emergenti. La prevenzione riveste un ruolo chiave per raggiungere la “Top Protection” nel cane, attuata attraverso la scelta consapevole di antiparassitari con proprietà repellente e insetticida.

L’evento è stato promosso da Boehringer Ingelheim Animal Health, con il Patrocinio di ANMVI-Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani e FNOVI-Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani, per rafforzare una rete capace di trasformare evidenze scientifiche in strumenti pratici utili nelle attività di controllo dei vettori in espansione. 

Tra le priorità individuate la prevenzione della leishmaniosi nel cane con i suoi impatti sull’uomo. «Quest’anno abbiamo ritenuto necessario spostare il focus sulla prevenzione consapevole con l’obiettivo preciso di ottenere la cosiddetta ‘Top Protection’, ossia la protezione totale, quella che offre la massima sicurezza a tutti: cane e uomo. È un cambio di visione della prevenzione che consiste in primo luogo in un approccio consapevole e attento del medico veterinario, chiamato a una scelta mirata degli antiparassitari disponibili, consigliando e prescrivendo un antiparassitario topico spot-on, dotato di efficacia repellente e insetticida, che protegge da pappataci e zanzare, e consigliare in alcune condizioni una combinazione con un antiparassitario orale ad azione insetticida che protegge anche contro le zecche e, se necessario, raccomandando la vaccinazione. In sintesi, il trattamento deve essere scelto in modo consapevole, scegliendo il prodotto giusto, impiegato per il tempo giusto a partire dal mese di marzo per 9 mesi al Centro-Sud e per 6 mesi al nord. Centrale il rapporto tra il medico veterinario e il proprietario per combattere la leishmaniosi canina; centrale il clinico per la diagnosi tempestiva della leishmaniosi umana. Tenendo presente che la protezione totale protegge anche da altri vettori e zoonosi in forte diffusione», commenta Otranto

Al centro del convegno, oltre ai pappataci (flebotomi), sono state protagoniste le zanzare invasive, quelle conosciute da tempo, e quelle emergenti che stanno colonizzando alcune aree del Nord Italia, capaci di adattarsi a temperature fredde e che potrebbero ridisegnare la mappa epidemiologica in relazione ad alcuni parassiti e virus.

«Parliamo di zanzare del genere Aedes, sorelle per intenderci della ormai famosa zanzara Tigre: l’Aedes Koreicus e l’Aedes Japonicus, provenienti dall’Asia orientale – spiega Sara Epis, Professore Associato di Parassitologia e Malattie Parassitarie all’Università degli Studi di Milano – Arrivate da noi intorno al 2010, si sono diffuse particolarmente in alcune regioni del settentrione. Queste zanzare hanno la capacità vettoriale di trasmettere virus (arbovirus), anche se la nostra attenzione è focalizzata sulla trasmissione di filariosi (nematodi filaridi). Solo un approccio integrato che prevede strategie diversificate, messe in atto tutte nello stesso momento, riesce a ottenere un controllo significativo dei vettori e dei parassiti che possono infestare animali e uomini».

Nel video:

  • DOMENICO OTRANTO, Professore di Parassitologia e Malattie Parassitarie degli animali Università degli Studi di Bari
  • SARA EPIS, Professore Associato di Parassitologia e Malattie Parassitarie all’Università degli Studi di Milano 
  • EMANUELE FERRARO, Head of Business Boehringer Ingelheim Animal Health Italia
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