La dialisi peritoneale è una terapia domiciliare utilizzata per filtrare il sangue nelle persone con Malattia Renale Cronica. Offre maggiore autonomia, minori vincoli orari e mantiene meglio la funzione renale rispetto all’emodialisi. Eppure una Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi su tre non prescrive la dialisi peritoneale.
La Società Italiana di Nefrologia (SIN) promuove dunque un cambio di paradigma a favore della dialisi peritoneale, una terapia senza rivali in termini di qualità della vita, costi e sostenibilità ambientale. Il rapporto HTA ALTEMS lo conferma: la dialisi peritoneale è più efficace, costa il 43% in meno dell’emodialisi per paziente all’anno e rappresenta la scelta di prima linea per i pazienti con Malattia Renale Cronica (MRC). Non solo costi inferiori ma efficacia superiore misurata in termini qualità di vita.
I risultati dello studio, pubblicati a ottobre sul Giornale Italiano di Nefrologia (GIN), hanno dato il via al dibattito nel corso dell’evento “Stati Generali della Dialisi Peritoneale”, tenutosi a Roma in occasione della Giornata Mondiale del Rene. L’evento, promosso dalla Società Italiana di Nefrologia (SIN) in collaborazione con Fondazione Italiana del Rene (FIR), Associazione Nazionale Emodializzati – Dialisi e Trapianto (ANED), FORUM Nazionale Associazione Trapiantati e ALTEMS – Università cattolica del Sacro Cuore, e con il supporto non condizionante di Emodial, Fresenius Medical Care, Vantive e Vivisol, ha riunito alcuni tra i principali attori del sistema salute italiano con la volontà di dare il via a una nuova era di domiciliarità delle cure.
«Il messaggio è inequivocabile: la dialisi peritoneale è il trattamento dialitico di prima linea, sia dal punto di vista clinico che economico, per i pazienti con MRC in stadio avanzato. Pazienti che ci auguriamo possano essere sempre meno, grazie a prevenzione, diagnosi precoce e trattamenti tempestivi. Le opzioni terapeutiche oggi disponibili, assunte in tempi adeguati, possono infatti ritardare sensibilmente la progressione della malattia e l’ingresso in dialisi», sostiene Luca De Nicola, Presidente della Società Italiana di Nefrologia e Professore Ordinario di Nefrologia, Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.
Nonostante le evidenze, in Italia persiste un paradosso clinico: La dialisi peritoneale è utilizzata solo nel 9,5% dei pazienti dializzati; il 37% delle Unità Operative di Nefrologia e Dialisi non la prescrive; il 22% dei centri tratta meno di 10 pazienti con questa modalità e l’utilizzo di dialisi peritoneale in Italia rimane inferiore al 10%, mentre si attesta al 20% o più in diversi Paesi europei ed extraeuropei.
«L’analisi HTA rappresenta il gold standard di valutazione delle tecnologie sanitarie in Italia come nel resto del mondo. Nel caso della dialisi peritoneale, questa metodologia ha fornito le evidenze più robuste mai prodotte finora. La dialisi peritoneale emerge come una tecnologia che crea valore per tutti gli attori del sistema: per i pazienti in termini di salute e qualità della vita, per il SSN in termini di risparmio economico, e per la società in termini di sostenibilità ambientale. È una vera win-win strategy», sottolinea Marco Oradei, Responsabile del Laboratorio HTA ALTEMS, Università Cattolica del Sacro Cuore.
Nel video:
- LUCA DE NICOLA, Presidente Società Italiana di Nefrologia (SIN) – Professore Ordinario di Nefrologia – Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli
- MARCO ORADEI, Responsabile Laboratorio HTA ALTEMS – Università Cattolica del Sacro Cuore
- LORIS NERI, Coordinatore Gruppo di Progetto Dialisi Peritoneale Società Italiana Nefrologia (SIN)