La Colite Ulcerosa e le malattie infiammatorie intestinaliin generale esercitano un impatto profondo sulla vita emotiva e sociale dei pazienti. È quanto emerge da un’indagine nazionale che è stata presentata nell’ambito della campagna “Colite Ulcerosa, IO ESCO”, promossa da Alfasigma in collaborazione con AMICI Italia. Nervosismo, preoccupazione per le proprie condizioni di salute, mancanza di energie e un significativo senso di solitudine accompagnano quotidianamente le persone affette da colite ulcerosa.
La quasi totalità delle persone che convive con una malattia infiammatoria intestinale vorrebbe ricevere un supporto psicologico ed è interessato ad accedere a terapie complementari, che oltre gli aspetti psicologici comprendano le problematiche nutrizionali. «Il paziente con IBD è affetto da una patologia gastrointestinale, spesso aggravata da problematiche extra-intestinali che comprendono possibili manifestazioni articolari, cutanee, epatiche e oculari, problemi nutrizionali, stanchezza cronica – afferma Edoardo Vincenzo Savarino, Professore Associato di Gastroenterologia Dipartimento di Scienze chirurgiche, oncologiche e gastroenterologiche, Università degli Studi di Padova, Segretario Generale IG-IBD Italian Group for The Study of Inflammatory Bowel Disease – Pertanto, non basta soltanto stadiare oggettivamente la malattia, ma dobbiamo occuparci anche delle problematiche nutrizionali del paziente, che hanno sì un impatto significativo sulla qualità di vita, ma anche sulla risposta alle terapie farmacologiche o chirurgiche; e di tutto quello che riguarda la sfera psicologica. È necessario promuovere un approccio multidisciplinare con il coinvolgimento di diversi specialisti, quali gastroenterologo, nutrizionista, radiologo, chirurgo e psicologo».
Fondamentale, nel percorso di cura, l’appropriatezza terapeutica, che non vuol dire solo “scegliere il farmaco giusto”, ma fare la cosa giusta, al momento giusto, per quel singolo paziente. «In pratica – spiega Alessandro Armuzzi, Presidente eletto della European Crohn’s and Colitis Organisation (ECCO) e Professore Ordinario di Gastroenterologia e Direttore IBD Unit presso Humanitas Research Hospital e Humanitas University – significa prevedere un inquadramento iniziale strutturato definendo estensione e severità, fattori prognostici, comorbidità, preferenze del paziente, e valutare da subito rischio di progressione di malattia; dare obiettivi condivisi e misurabili, cioè concordare obiettivi clinici e obiettivi “di vita” (lavoro, sport, viaggi, sonno); monitorare costantemente in modo oggettivo e soggettivo, integrando sintomi con biomarkers e strumenti (ad esempio calprotectina fecale, ecografia, endoscopia), per evitare undertreatment o overtreatment; scegliere e sequenziare tra le varie opzioni terapeutiche sulla base di profilo di rischio, rapidità d’azione attesa, comorbidità, stile di vita, desiderio di gravidanza, aderenza; fornire strumenti pratici».
Nel video:
- SALVO LEONE
Direttore Generale AMICI-Associazione Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino
- EDOARDO VINCENZO SAVARINO
Professore di Gastroenterologia Università degli Studi di Padova
- ALESSANDRO ARMUZZI
Professore di Gastroenterologia e Direttore IBD Unit Humanitas Research Hospital e Humanitas University Milano