In Italia, la qualità dell’aria che respiriamo ogni giorno rimane distante dal rispetto dei limiti di qualità richiesti sia dall’Unione Europea sia dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Secondo il recente studio “Cambiamo aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, condotto dall’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign, in collaborazione con Isde Italia, Associazione italiana medici per l’Ambiente, l’inquinamento atmosferico resta un’emergenza, con superamenti dei limiti per gli inquinanti principali già nei primi mesi dell’anno.
Ma il rischio di mortalità legato all’inquinamento atmosferico potrebbe non essere dovuto al solo inquinamento. Un nuovo studio condotto dal Barcelona Institute for Global Health, ISGlobal, sostenuto dalla Fondazione “la Caixa”, in collaborazione con il Barcelona Supercomputing Center–Centro Nacional de Supercomputación (BSC-CNS), ha analizzato come, in Europa, le condizioni socioeconomiche e la transizione verso le energie rinnovabili influenzino la vulnerabilità all’inquinamento atmosferico. I risultati, pubblicati su Nature Medicine, mostrano che le regioni con livelli di povertà più elevati sono quelle con il rischio più alto di mortalità associata all’inquinamento atmosferico.
Lo studio ha analizzato un database giornaliero sulla mortalità con 88,8 milioni di decessi provenienti dal progetto EARLY-ADAPT tra il 2003 e il 2019 in 653 regioni contigue di 31 paesi europei , per una popolazione di 521 milioni di persone. I livelli giornalieri di inquinanti atmosferici – particolato fine (PM2.5), particolato grossolano (PM10), biossido di azoto (NO2) e picco massimo giornaliero di ozono (O3) su 8 ore – sono stati stimati utilizzando modelli avanzati di apprendimento automatico. I ricercatori hanno inoltre integrato indicatori socioeconomici regionali e dati sul consumo di energie rinnovabili, ottenuti dal database statistico regionale di Eurostat.
Dai risultati è emerso che i rischi per la salute derivanti dall’inquinamento atmosferico non siano determinati unicamente dai livelli di inquinamento. Dipendono anche dalla vulnerabilità e dal grado di informazione delle persone. Anche quando le regioni presentano livelli di inquinamento atmosferico simili, le conseguenze per la salute possono variare notevolmente a causa delle condizioni socioeconomiche.
Le regioni con un prodotto interno lordo (PIL) pro capite più elevato, tassi di povertà più bassi e un’aspettativa di vita maggiore, principalmente nell’Europa settentrionale e occidentale, presentavano un rischio di mortalità associato all’inquinamento atmosferico inferiore. Al contrario, le aree più svantaggiate, situate nell’Europa meridionale e orientale, registravano rischi significativamente più elevati, addirittura doppi rispetto a quelli delle regioni con migliori condizioni socioeconomiche.
“Non si tratta solo del fatto che le regioni più povere siano più inquinate. Le regioni più ricche in genere dispongono di sistemi sanitari meglio attrezzati, migliori programmi di salute pubblica e una maggiore consapevolezza sociale degli effetti dell’inquinamento atmosferico, nonché una maggiore capacità di attuare politiche ambientali — osserva Zhaoyue Chen, ricercatore di ISGlobal e autore dello studio — Quantificare i rischi di mortalità attribuibili all’inquinamento atmosferico in ciascuna regione può aiutare a identificare con maggiore precisione le popolazioni più vulnerabili”.
Lo studio ha inoltre analizzato come la transizione verso le energie rinnovabili influisca sulla mortalità legata all’inquinamento atmosferico attraverso due percorsi complementari: riducendo i livelli di inquinamento atmosferico e diminuendo la vulnerabilità della popolazione ai rischi per la salute correlati. Tuttavia, l’adozione di energie pulite è stata disomogenea in tutto il continente. Nei paesi del Nord si è registrata generalmente una crescita elevata e rapida, mentre diversi paesi del Sud e dell’Est, come Malta, Cipro, Polonia e la stessa Italia continuano a mostrare una dipendenza relativamente alta dai combustibili fossili.