I disturbi d’ansia costituiscono il gruppo più numeroso di disturbi mentali a livello mondiale e sono una delle principali cause di disabilità. Sono anche il disturbo mentale più diffuso tra bambini e adolescenti. I dati dello studio Global Burden of Disease del 2019 mostrano che l’incidenza globale è aumentata del 47,19%, passando da 31,13 milioni nel 1990 a 45,82 milioni nel 2019.
I principali disturbi d’ansia includono il disturbo d’ansia da separazione, il mutismo selettivo, la fobia specifica, il disturbo d’ansia sociale, l’agorafobia e il disturbo d’ansia generalizzato. Gli attacchi di panico, ovvero improvvisi attacchi di paura che includono almeno quattro tra i 13 sintomi fisici (come palpitazioni, vertigini) e cognitivi (come la paura di morire), possono accompagnare ciascuno di questi disturbi.
Sebbene gli attuali trattamenti di prima linea, come la psicoterapia (principalmente la terapia cognitivo-comportamentale, TCC) e la farmacoterapia (con alcune variazioni a seconda dei diversi disturbi), risultino efficaci, l’alto tasso di mancata risposta terapeutica e di ricaduta evidenziano la necessità di potenziare le modalità di cura esistenti o di svilupparne di nuove.
Una review del BMJ segnala che, oltre ai trattamenti tradizionali, stanno emergendo nuove terapie per i disturbi d’ansia: tra queste la Reward Based Psychotherapy, il Positive Affect Treatment (PAT) e l’Amplification of Positivity Treatment (AMP), che agiscono soprattutto sul sistema della ricompensa e sul recupero delle emozioni positive, e la safety behavior reduction, che punta invece a ridurre i comportamenti protettivi e di evitamento che mantengono l’ansia.
Accanto a questi approcci, la review cita tecniche di neuromodulazione non invasiva, continuous theta burst stimulation (cTBS), repetitive transcranial magnetic stimulation (rTMS) e transcranial direct current stimulation (tDCS), oltre a strategie per potenziare la terapia espositiva e ad alcuni interventi biologici innovativi, come il cannabidiolo. Per psilocibina e low intensity focused ultrasound (LIFU), invece, le evidenze restano ancora preliminari.
Nel complesso, si tratta di opzioni promettenti, ma non ancora dimostrate come stabilmente superiori alla psicoterapia e alla farmacoterapia convenzionali.