Farmaci antiepilettici in gravidanza: i rischi per il neurosviluppo dei bambini

I disturbi del neurosviluppo, come l’ADHD e il disturbo dello spettro autistico (ASD), sono condizioni diffuse che colpiscono un gran numero di bambini in tutto il mondo. In Italia, da quanto riportato nel 2024 dall’Associazione “ADHD Italia – Coordinamento di Organizzazioni”, circa 400 mila bambini (7,5%) in età scolastica sono affetti da ADHD, mentre il disturbo dello spettro autistico riguarda circa 500 mila under venti

La causa dei disturbi del neurosviluppo è multifattoriale e coinvolge una complessa interazione di fattori genetici e ambientali. Tra le varie componenti ambientali, ha attirato notevole attenzione l’esposizione prenatale a farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale, dato il potenziale di questi agenti di influenzare lo sviluppo cerebrale fetale durante i periodi critici di neurogenesi e sinaptogenesi. 

Mantenere il controllo delle crisi epilettiche durante la gravidanza attraverso un trattamento farmacologico continuo è fondamentale perché le crisi sono associate a un rischio maggiore di complicanze materne e fetali. Pertanto, pazienti e medici si trovano ad affrontare un difficile equilibrio perché gli stessi farmaci antiepilettici possono creare dei rischi. La sicurezza dei farmaci antiepilettici durante la gravidanza, in particolare in relazione alle principali malformazioni congenite, è stata oggetto di ampie ricerche e, più recentemente, è stato oggetto di esame l’impatto di questi farmaci sullo sviluppo neurologico del bambino

Diverse ricerche hanno ormai mostrato un legame tra l’esposizione prenatale al valproato e un aumento del rischio di alcuni disturbi del neurosviluppo nei bambini, tra cui ADHD, disturbo dello spettro autistico e difficoltà cognitive. Per altri farmaci antiepilettici, però, il quadro è meno netto. Lo studio MONEAD (Maternal Outcomes and Neurodevelopmental Effects of Antiepileptic Drugs) ha suggerito possibili associazioni tra i livelli di lamotrigina e levetiracetam in gravidanza e alcuni aspetti del funzionamento cognitivo e comportamentale dei bambini. Gli stessi autori, però, invitano alla cautela: il campione era ridotto e i risultati molto variabili, anche tra bambini esposti a livelli simili di farmaco. Nel complesso, il rischio osservato è rimasto basso e non molto diverso da quello dei gruppi di controllo sani. Anche gli studi precedenti, in generale, non hanno evidenziato effetti negativi rilevanti per lamotrigina e levetiracetam, anche se i dati su disturbi specifici del neurosviluppo sono ancora limitati.
Più prudente è invece la posizione sul topiramato: le agenzie regolatorie, tra cui l’EMA, ne sconsigliano l’uso in gravidanza. Restano poi ancora molte incertezze su farmaci in uso da decenni, come carbamazepina e fenobarbital, così come sui medicinali più recenti, come la lacosamide, per i quali le informazioni disponibili sono ancora scarse. 

Per questo le linee guida dell’American Academy of Neurology raccomandano di evitare il valproato, già associato a gravi malformazioni congenite e a disturbi del neurosviluppo, e indicano invece lamotrigina, levetiracetam o oxcarbazepina come opzioni preferibili quando appropriate. Le stesse linee guida, tuttavia, sottolineano che per molti antiepilettici le prove sugli effetti a lungo termine sullo sviluppo del bambino sono ancora insufficienti. In altre parole, l’interesse scientifico su questo tema è cresciuto, ma le evidenze restano ancora parziali.

In sintesi, nonostante il crescente interesse per le potenziali conseguenze neuroevolutive dell’esposizione prenatale a farmaci antiepilettici, le evidenze scientifiche rimangono limitate.
Proprio per colmare questa lacuna, lo studio (disponibile per intero a questo link) ha usato due grandi database sanitari statunitensi per valutare, su numeri molto ampi, il legame tra esposizione prenatale ai singoli farmaci antiepilettici e rischio di disturbi del neurosviluppo.

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