Italiani preoccupati per un Servizio Sanitario in difficoltà

La maggioranza degli italiani ritiene che il diritto alla salute, sancito dall’Articolo 32 della Costituzione, non sia pienamente rispettato nel nostro Paese. Questo il risultato dell’indagine “Priorità e aspettative degli italiani per un nuovo SSN”, la ricerca realizzata da Euromedia Research per MSD Italia presentata in occasione dell’ottava edizione di “Investing for Life Health Summit”. 

«Dai dati della ricerca emerge che, nel 2025, quasi un italiano su due (46%) ritiene che il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, non sia pienamente rispettato — afferma Alessandra Ghisleri, Amministratore Delegato Euromedia Research  —. C’è difficoltà a credere che le risorse vengano utilizzate da tutte le regioni in maniera corretta, le valutazioni positive si concentrano in alcune regioni del Nord, come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, rafforzando la percezione di un sistema sanitario diseguale, legato più alle performance territoriali che a standard nazionali uniformi. C’è una percezione forte che il sistema sanitario nazionale sia in difficoltà. Quasi il 60% dei cittadini pensa che il mercato tra privato e pubblico sia in competizione».

Non a caso l’incontro organizzato da MSD Italia, “Preventing for Life” si è svolto durante la Giornata Mondiale di Sensibilizzazione sul Papillomavirus, un virus che può causare diversi tumori ma che può essere neutralizzato grazie a un vaccino. Gli esperti, però, hanno sottolineato che le coperture vaccinali sono ancora largamente insufficienti, con significative disparità a livello regionale.

«Siamo ancora molto lontani agli standard di vaccinazione richiesti dall’OMS e dall’Europa. Abbiamo una situazione molto dissimile da regione a regione, una copertura vaccinale molto diversificata», commenta Elsa Viora, Presidente SIGO, Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia.

L’iniziativa si inserisce nel solco dello Europe’s Beating Cancer Plan della Commissione Europea, che fissa al 2030 il traguardo dell’eliminazione dei tumori associati al Papillomavirus attraverso il raggiungimento dei target “90-90-90”: una copertura vaccinale del 90% tra gli adolescenti; il 90% di adesione allo screening del tumore della cervice uterina con test di ultima generazione; il 90% delle donne che accedano in modo tempestivo a diagnosi e terapie. 

«Oggi — continua Viora — abbiamo però la possibilità concreta di rendere questo carcinoma una patologia rara grazie a due strumenti fondamentali di prevenzione: vaccinazione e screening. In questo percorso il ginecologo svolge un ruolo centrale, soprattutto nel promuovere la vaccinazione nella donna adulta, spesso intercettata all’interno dei programmi di screening e nelle visite di controllo. È però necessario rafforzare la protezione della popolazione adulta per fare un passo deciso verso l’eliminazione, sfruttando la sinergia tra prevenzione primaria e secondaria per offrire la vaccinazione in ogni occasione di screening cervicale fino ai 40 anni ed estendere la gratuità della vaccinazione negli uomini almeno fino a 26 anni. Accompagnare le persone verso scelte di prevenzione consapevoli contro un virus che non ha sesso né età è un obiettivo per il quale noi ginecologi possiamo giocare un ruolo fondamentale».

Nel video:
  • ALESSANDRA GHISLERI, Amministratrice Delegata Euromedia Research
  • ELSA VIORA, Presidente SIGO-Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia
  • NICOLETTA LUPPI, Presidente e Amministratrice Delegata MSD Italia
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