Una nuova terapia per Il tumore dell’utero più diffuso

Il tumore dell’endometrio o del corpo dell’utero è il 4° tumore più frequente nella popolazione femminile, e molto spesso si presenta in una forma avanzata fin dalla prima diagnosi. Fino a poco tempo fa l’unico trattamento disponibile era la chemioterapia, ma l’introduzione dell’immunoterapia ha rivoluzionato la gestione di questo tumore.

Inizialmente l’immunoterapia era disponibile soltanto per le donne con un difetto genetico chiamato Mismatch Repair, ma oggi un nuovo farmaco, dostarlimab, è stato approvato per tutte le pazienti, vale a dire per tutte coloro che non presentano deficit del Mismatch Repair o instabilità dei microsatelliti (pMMR/ MSS).

Lo studio Ruby, il primo studio dopo due decenni a dimostrare un miglioramento statisticamente e clinicamente significativo della sopravvivenza globale nel trattamento di prima linea del carcinoma endometriale avanzato o ricorrente proprio grazie all’aggiunta alla chemioterapia standard dell’inibitore di checkpoint immunitario dostarlimab, anticorpo monoclonale anti-PD-1, ha dimostrato che anche nelle pazienti pMMR l’aggiunta dell’immunoterapia determina un miglioramento degli outcomes di malattia: per questo è stata riconosciuta anche in Italia la rimborsabilità del farmaco.

“Il Ruby ha cambiato la pratica clinica e le linee guida del tumore dell’endometrio — afferma Domenica Lorusso, Direttore del programma di ginecologia oncologica Humanitas San Pio X Milano  Da quattro anni le donne con questa neoplasia e noi clinici viviamo in un mondo nuovo, un mondo che non esisteva. I 7 mesi di OS anche nel setting pMMR – aggiunge Lorusso – sono importanti e significativi. Prima di tutto perché rappresentano una mediana di sopravvivenza, il che vuol dire che ci sono donne che ne beneficiano per molto più tempo, in secondo luogo perché questi risultati ci dicono che prima usiamo l’immunoterapia e meglio è”.

“Oggi, per molte donne con carcinoma dell’endometrio avanzato o recidivato — sostiene Ilaria Bellet, presidente Acto Italia — questa nuova indicazione significa una cosa semplice e potente: una possibilità in più quando la malattia fa paura e il tempo diventa prezioso. È un passo avanti concreto che può offrire maggiore controllo della malattia e più tempo di vita, con l’obiettivo di vivere quel tempo meglio. Come ACTO – aggiunge Bellet – ringraziamo l’azienda per l’impegno nella ricerca e per aver acceso i riflettori su una patologia ancora troppo poco conosciuta. Ora la priorità è trasformare l’innovazione in accesso reale: informazioni chiare alle donne, percorsi rapidi e uniformi, e una presa in carico che tenga insieme cura e qualità di vita”.

Nel video:

  • DOMENICA LORUSSO, Direttore del programma di ginecologia oncologica Humanitas San Pio X Milano 
  • ILARIA BELLET, Presidente Acto Italia 
  • ELISABETTA CAMPAGNOLI, Direttore medico oncoematologia GSK 
Total
0
Condivisioni
Articolo Precedente

Giornata mondiale contro l’HPV: in Italia 5.000 tumori l’anno legati al virus

Articolo Successivo

Sclerosi multipla, torna Gardensia: dal 6 all’8 marzo gardenie e ortensie in oltre 5 mila piazze

Articoli correlati