Tumore al seno: anche al IV stadio lo screening può fare la differenza

Secondo una nuova ricerca, le donne a cui viene diagnosticato un tumore al seno al IV stadio tramite screening hanno circa il 60% di probabilità di essere vive a dieci anni dalla diagnosi. Quando invece la stessa diagnosi arriva al di fuori dello screening, la sopravvivenza a dieci anni scende sotto il 20%.

È quanto emerge da uno studio condotto dal King’s College London, dalla Queen Mary University of London e dalla University of Southern Denmark, realizzato per capire se il modo in cui un tumore viene scoperto (tramite screening oppure no) influenzi la sopravvivenza nelle diverse fasi della malattia.

I risultati, pubblicati sul JNCI, suggeriscono che anche nella fase più avanzata, lo screening può ancora fare la differenza, potrebbe infatti non essere “troppo tardi” per iniziare un trattamento efficace. In particolare, lo studio ha rilevato che i tumori al IV stadio diagnosticati tramite screening avevano più probabilità di essere trattati con intervento chirurgico. 

“I risultati dimostrano che il modo in cui viene individuato un tumore al seno può influire sulle possibilità di sopravvivenza — spiega Amy Tickle, prima autrice dello studio (che ha svolto la ricerca durante il suo dottorato al King’s College London) —. È comprensibile che una diagnosi tardiva susciti molta paura, ma i dati rassicurano sul fatto che la sopravvivenza a lungo termine sia ancora possibile nei casi in cui il tumore venga individuato tramite screening. La nostra ricerca sottolinea l’importanza dei programmi di screening e speriamo che incoraggi più donne possibili a parteciparvi”.

Il professor Peter Sasieni, supervisore del dottorato di Tickle al King’s College London (oggi alla Queen Mary University of London), aggiunge: “Abbiamo esaminato la sopravvivenza in tre gruppi: donne con tumore rilevato tramite screening, donne che non avevano mai fatto screening e donne che avevano partecipato allo screening in passato, ma il cui tumore non era stato individuato”.

Secondo Sasieni, per i tumori al I, II e III stadio la sopravvivenza non cambiava in modo significativo in base alla storia di screening. La differenza emerge invece al IV stadio: “Siamo rimasti sorpresi nel vedere che le prognosi delle pazienti alle quali era stato diagnosticato il cancro tramite screening, era simile a quelle delle donne con tumore al III stadio”.

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