A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno, milioni di persone nel mondo abbandonano i buoni propositi per rimettersi in forma fisicamente. In particolare, il 19 gennaio è stato definito il “Quitter’s Day”, o “il giorno di chi molla”, in base ai dati caricati dagli atleti sulla app “Strava”.
Il confronto sui social tra atleti può coinvolgere negativamente le persone in sovrappeso o con obesità, perché la pressione dei buoni propositi di inizio anno può alimentare un profondo senso di isolamento e stigmatizzazione, spesso accentuato da falsi miti e da una comprensione ancora limitata di questa condizione.
Lo segnala un’indagine europea di Novo Nordisk condotta in 5 Paesi europei tra cui l’Italia, da cui emerge come per la maggioranza di coloro che hanno deciso di iniziare a gennaio un percorso di perdita di peso, la mancanza di sostegno rappresenta la difficoltà principale che li porta a desistere. Inoltre, secondo l’88% degli intervistati le persone con obesità sono vittime di stigma a causa del proprio peso.
Inoltre il 31% degli intervistati nel nostro Paese non sa che l’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce l’obesità come una malattia cronica; un aspetto che può alimentare l’idea sbagliata che perdere peso sia una semplice questione di “mangiare meno e muoversi di più”, e non una condizione complessa legata a fattori genetici, fisiologici, psicologici, sociali e ambientali.
«La cultura dei buoni propositi per l’anno nuovo, anche se mossa da buone intenzioni, rischia di rafforzare una visione semplicistica e sbagliata dell’obesità, portando le persone a colpevolizzarsi ingiustamente e a subire il peso dello stigma soprattutto quando i loro sforzi per perdere peso falliscono», commenta Iris Zani, Presidente di FIAO – Federazione Italiana Associazioni Obesità. «Secondo l’indagine, solo poco più della metà delle persone con obesità intervistate ritiene che la società consideri l’obesità per ciò che è – una malattia cronica – e non come scelta di vita: un dato che evidenzia quanto resta ancora da fare per eliminare lo stigma verso chi ne soffre».
Questi risultati evidenziano il bisogno urgente di ripensare al modo in cui si parla di obesità e perdita di peso, andando oltre l’idea della responsabilità individuale e incoraggiando un approccio olistico basato sul supporto della comunità.
«Gestire l’obesità è un percorso coraggioso e lungo che non dovrebbe essere affrontato da soli», aggiunge Eligio Linoci, Vicepresidente FIAO – Federazione Italiana Associazioni Obesità. «Oggi è necessario spostare l’attenzione dalla semplice perdita di peso al benessere complessivo della persona e promuovere una rete di supporto per trasformare quello che è noto come il “Quitter’s Day”, un momento delicato vissuto da molti in silenzio e solitudine, in una giornata di impegno collettivo».