Nella fibrillazione atriale il ritmo cardiaco diventa irregolare e spesso accelerato. Questo può causare sintomi di natura cardiaca come palpitazioni, debolezza, vertigini e affaticamento, e aumenta il rischio di ictus e insufficienza cardiaca.
“La fibrillazione atriale è l’aritmia più frequente, colpisce infatti più di 50 milioni di persone nel mondo — avverte Gaetano Senatore, direttore della Struttura complessa di Cardiologia dell’ospedale di Ciriè di Torino — In Italia si stima che possano esserne colpite oltre 100mila persone ogni anno. Inoltre, è molto frequente negli anziani: colpisce il 20% delle persone over 70 con un impatto davvero importante. Il ritmo disorganizzato dell’atrio provoca un battito disorganizzato che impedisce la contrazione delle camere cardiache provoca la formazione di trombi all’interno di queste strutture, che possono dar luogo all’ictus, se non trattati. Anche la terapia anticoagulante, che viene fatta normalmente, non garantisce il rischio zero di ictus”.
“Il secondo problema è che il battito irregolare, nel tempo, crea lo scompenso cardiaco. Le persone con fibrillazione atriale vedono un aumento della mortalità doppio rispetto alle altre per persone che soffrono di patologie simil” continua Senatore.
Oggi il trattamento migliore per la fibrillazione atriale è l’ablazione, una procedura mini-invasiva che distrugge i tessuti del cuore che causano l’aritmia. Per l’ablazione oggi si utilizza l’energia a campi pulsati, più efficace e sicura. L’ulteriore evoluzione è rappresentata dal sistema Volt di Abbott, che riduce ulteriormente i possibili rischi con una durata ancora più breve della procedura.
“Il sistema Volt si distingue dalle altre piattaforme di elettroporazione perché utilizza impulsi elettrici brevi e ad alta intensità per creare piccoli pori nelle cellule cardiache, disattivando selettivamente le aree responsabili dei battiti anomali — spiega Claudio Tondo, direttore Dipartimento di Aritmologia Centro cardiologico Monzino Irccs Milano — Questo dispositivo è caratterizzato dal design del catetere a palloncino, in grado di distribuire l’energia elettrica direttamente al tessuto. Dato che è un sistema chiuso, molta meno energia arriva nel sangue circolante. Questo aspetto distingue Volt dagli altri sistemi e lo rende decisamente più sicuro ed efficace».
Nel video:
- GAETANO SENATORE, Direttore Struttura complessa di Cardiologia Ospedale di Ciriè – Torino
- CLAUDIO TONDO, Direttore Dipartimento di Aritmologia Centro cardiologico Monzino – Milano