Al Congresso della European Society of Cardiology (ESC) 2025 sono stati presentati i risultati di un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet. Questi dati – tratti dal trial internazionale VICTOR e dalla sua analisi con il precedente studio pilota VICTORIA – offrono nuove prospettive per migliorare la gestione dello scompenso cardiaco con frazione di eiezione ridotta (in inglese Heart Failure with Reduced Ejection Fraction, HFrEF), cioè la forma in cui la capacità di contrazione del cuore è compromessa.
Lo studio VICTOR ha valutato l somministrazione di nuove terapie in pazienti ambulatoriali con scompenso cardiaco stabile e già in terapia con i farmaci più efficaci esistenti (ARNI, antialdosteronici, betabloccanti e glifozine). I risultati hanno mostrato meno decessi per cause cardiovascolari e minore mortalità complessiva nei pazienti trattati.
Questo approccio apre la possibilità di una terapia che non agisca solo in una fase della malattia, ma lungo l’intero percorso clinico del paziente, riducendo il rischio di nuovi ricoveri e di morte.
«Se rappresentassimo in un film l’evoluzione progressiva della malattia in un paziente affetto da scompenso cardiaco potremmo identificare momenti diversi, come le fasi di ricovero, un ritorno a casa e poi un nuovo ricovero. È un circolo vizioso che nel giro di poco tempo, in genere pochi anni, consuma cuore e malato» spiega Michele Senni, direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell’ASST Papa Giovanni XXIII, Professore dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, e membro dello comitato internazionale che ha disegnato e guidato i trial. «Finora avevamo farmaci che funzionavano in alcuni momenti, cioè in un singolo fotogramma di questo film: o nella fase stabile e cronica oppure durante le crisi acute. I dati dello studio VICTOR mostrano invece che le nuove terapie in pazienti ambulatoriali con scompenso cardiaco stabile e già in terapia con i farmaci più efficaci possono agire lungo tutta la “trama del film”, proteggendo i pazienti in più fasi e riducendo il rischio di peggioramento, ricoveri e decessi».
In Italia lo scompenso cardiaco riguarda oltre un milione di persone, con circa 90.000 nuovi casi l’anno. È la prima causa di ricovero dopo i 65 anni e ha una mortalità molto elevata: più di un paziente su due muore entro cinque anni dalla diagnosi. Se confermati e tradotti nelle linee guida, i risultati di questi studi potrebbero portare a una nuova opzione terapeutica, con un impatto rilevante sia sulla qualità di vita sia sulla sopravvivenza.
Per approfondimenti:
Studio VICTOR (Lancet, 30 agosto 2025):
Vericiguat in patients with chronic heart failure and reduced ejection fraction (VICTOR): a double-blind, placebo-controlled, randomised, phase 3 trial
Nel video:
MICHELE SENNI, Direttore Dipartimento Cardiovascolare ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo; Professore Malattie Apparato Cardiovascolare Università di Milano-Bicocca