Sclerosi multipla sotto controllo con una sola iniezione due volte l’anno

La nuova modalità di somministrazione sottocutanea del farmaco ocrelizumab rende la terapia più semplice e accessibile alle persone con sclerosi multipla. La nuova modalità di somministrazione ha lo stesso schema posologico dell’infusione endovenosa (ev), che con 11 anni di esperienza clinica in termini di efficacia e sicurezza ha permesso il trattamento di oltre 350.000 pazienti a livello globale e 14.000 in Italia.

«La nuova modalità di somministrazione sottocutanea di ocrelizumab, efficace e sicura come quella endovenosa, prevista ogni sei mesi, rende la terapia più semplice e accessibile alle persone con sclerosi multipla, offrendo un significativo risparmio di tempo non solo per i pazienti, ma anche per caregiver e professionisti sanitari, con un impatto positivo su tutto il percorso di cura»  conferma Massimo Filippi, Direttore dell’Unità di Neurologia, del servizio di Neurofisiologia e dell’Unità di Neuroriabilitazione dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

La sclerosi multipla è una patologia che colpisce in prevalenza le donne e spesso si manifesta proprio in quella fase della vita in cui si pianifica la costruzione di una famiglia. Il trattamento sottocute migliora anche il percorso terapeutico delle donne con sclerosi multipla in gravidanza, permettendo un controllo efficace della malattia e una ripresa sicura della terapia nel periodo postpartum. 

«Per le donne con sclerosi multipla che desiderano affrontare una gravidanza, ocrelizumab rappresenta oggi un importante opzione ad alta efficacia» spiega Eleonora Cocco, Direttrice del Centro Regionale per la diagnosi e la cura della sclerosi multipla Ospedale Binaghi, ASL Cagliari/Università di Cagliari. Grazie alla bassa probabilità di trasferimento placentare durante il primo trimestre, la terapia consente di mantenere un efficace controllo della malattia anche nel periodo pre-concepimento, riducendo al minimo i rischi per madre e bambino. Le evidenze scientifiche disponibili mostrano infatti che l’esposizione in utero o attraverso il latte materno non è associata a un aumento del rischio di esiti avversi di gravidanza né a effetti negativi sui livelli di cellule B nei neonati, permettendo l’utilizzo del farmaco anche durante l’allattamento a partire da pochi giorni dopo il parto. Ciò consente alle pazienti di affrontare con maggiore serenità la maternità, conciliando il desiderio di famiglia con la necessità di mantenere un adeguato controllo della patologia».

Nel video:

  • ELEONORA COCCO, Direttrice Centro Regionale per la diagnosi e la cura della sclerosi multipla Ospedale Binaghi, ASL Cagliari-Università di Cagliari
  • MARIO ALBERTO BATTAGLIA, Direttore Generale Associazione Italiana Sclerosi Multipla e Presidente Fondazione Italiana Sclerosi Multipla
  • ANNA MARIA PORRINI, Direttore Medico Roche Italia
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