L’obesità è stata riconosciuta come una malattia, e tra le sue cause vi è uno stato infiammatorio. Il concetto per cui l’obesità è conseguenza del mangiare tanto e consumare poco, e che basti mangiare meno per dimagrire, si sta ri-direzionando verso un approccio radicalmente nuovo, che considera l’eccesso di peso come una condizione fondata sull’evidenza che si accumula grasso nonostante il paziente non mangi molto.
«Il principale responsabile ormonale dell’accumulo di grasso all’interno delle cellule adipose è l’insulina, che non funziona come dovrebbe e viene prodotta in eccesso, venendosi a determinare il fenomeno noto come insulino-resistenza. Altro elemento che favorisce questo accumulo di grasso è il cortisolo, un mix pericoloso che potenzia i rischi correlati all’obesità: aumento di grasso addominale viscerale, fegato grasso e infiammato, tessuto in cui si deposita grasso che infiamma il cuore, tessuto muscolare in cui il grasso agisce riducendone l’efficienza» spiega Andrea Fabbri, Professore di Endocrinologia allUniversità di Roma Tor Vergata.
Capire il meccanismo alla base dell’obesità si associa alla disponibilità di nuove terapie che si sono dimostrate in grado di contrastare questa condizione, ma i medici stanno ipotizzando anche che i farmaci anti-obesità siano dotati di enormi potenzialità in termini di prevenzione e trattamento anche di numerose patologie croniche e attraverso la loro azione antinfiammatoria, possano essere protagonisti di una longevità sana.
«Uno stato infiammatorio persistente può contribuire allo sviluppo di diverse malattie età-correlate» avverte Claudio Franceschi, Professore Emerito di Immunologia all’Università degli Studi Alma Mater di Bologna. «All’origine del processo ci sono stimoli infiammatori costituiti dalla fisiologica produzione di molecole “spazzatura”, che provocando l’attivazione di alcune cellule del sistema immunitario innato attivano la reazione infiammatoria per difendere l’organismo e per cercare di eliminarle. Farmaci come semaglutide e tirzepatide, oltre ai numerosi effetti sulla perdita di peso e sul metabolismo glicemico e lipidico, stanno dimostrando di avere un’azione antinfiammatoria importante».
Nel video:
- Andrea FABBRI, Professore di Endocrinologia Università di Roma Tor Vergata
- Claudio FRANCESCHI, Professore Emerito di Immunologia,Università degli Studi Alma Mater di Bologna
- Camillo RICORDI, Professore di Chirurgia, Direttore Cell Transplant Center Università di Miami