Il cancro della prostata è il tumore più diffuso nella popolazione maschile. Cresce in genere lentamente, senza diffondersi al di fuori della ghiandola. Esistono tuttavia anche forme più aggressive, nelle quali le cellule malate invadono rapidamente i tessuti circostanti e possono anche diffondersi ad altri organi.
Tra gli uomini sottoposti a un trattamento definitivo per il tumore alla prostata, come chirurgia radicale, radioterapia o entrambe, si stima che dal 20% al 40% svilupperà una recidiva biochimica entro dieci anni e circa nove uomini su dieci con recidiva biochimica ad alto rischio andranno incontro a malattia metastatica.
Oggi però è disponibile una nuova terapia, enzalutamide, che rallenta la progressione del tumore, riducendo il rischio di comparsa delle metastasi. «Enzalutamide è un farmaco anti-androgeno di nuova generazione che agisce sulle cellule tumorali del carcinoma prostatico bloccando i recettori degli ormoni androgeni» spiega Ugo De Giorgi, Professore Associato di Oncologia Medica Unisalento e Direttore dell’Oncologia Universitaria all’Ospedale Fazzi di Lecce. «Il farmaco rallenta la progressione del tumore, riducendo il rischio di comparsa delle metastasi e prolungando il tempo alla progressione della malattia. Inoltre, l’uso di enzalutamide è associato a una stazionarietà o un miglioramento della qualità di vita legata alla salute».
Questi pazienti in precedenza venivano curati soltanto con la terapia ormonale, che riduce l’ormone testosterone e quindi l’attività sessuale. Enzalutamide invece non incide sulla produzione di testosterone e su altri aspetti della qualità della vita. «Fino ad ora si utilizzavano farmaci che provocavano la deprivazione androgenica, cioè riducevano i livello dell’ormone testosterone, che alimenta tumore ma al tempo stesso garantisce l’attività sessuale» aggiunge De Giorgi. «I dati disponibili dimostrano che l’alternativa è rappresentata da enzalutamide, che impedisce agli androgeni di alimentare il tumore ma non ha effetti negativi sull’attività sessuale e la perdita della libido, e non provoca altri effetti collaterali, come l’osteoporosi. È la prima volta in oncologia che la cosiddetta “castrazione farmacologica” ha un’alternativa efficace».
Nel video:
- Pier Luigi BOVE, Professore di Urologia Università degli Studi di Roma Tor Vergata
- Ugo DE GIORGI, Professore di Oncologia Medica Università del Salento Lecce